La
terra oscilla sotto i piedi, le case rischiano di crollare,
la gente si abbandona al panico: è il terremoto
che è, fra tutti gli eventi naturali, il più
imprevedibile e temibile.
Il terremoto che ha colpito la regione
marsicana dell'Abruzzo il 6 aprile 2009 apre profonde
riflessioni e pone diversi interrogativi sullo stato della
situazione tettonica
del territorio di Poggio Imperiale, considerato dagli
esperti, insieme a tutto il Gargano, ad elevato rischio
sismico. Ed infatti, nella classificazione sismica dei
comuni italiani indicati nell'ordinanza del Presidente del
Consiglio dei Ministri N° 3274/03, Poggio Imperiale è
inserito in zona 2, zona in cui si
possono verificare
terremoti di rilevante intensità.
Essendo sorto nel 1759 in un sito alquanto
critico dal punto di vista geologico che, in passato, è già
stato teatro di eventi sismici di una certa consistenza,
Poggio Imperiale, per fortuna, non ha mai vissuto "da
protagonista" la tragedia di un "dopo terremoto": di scosse
ne sono state avvertite diverse di una certa intensità nel
corso dei decenni, come vedremo in seguito, l'ultima delle
quali in ordine di tempo, molto forte, quella delle ore
23,07 (21,07 UTC) di lunedì 30 marzo 2009, con magnitudo 2.8
della scala Richter ed epicentro localizzato, dalla Rete
Sismica Nazionale dell'INGV, nel territorio di Lesina ad una
profondità di 3,1 km (vedi immagine di lato a destra).
In momenti come questi, dopo aver visto in
televisione le struggenti immagini che provenivano
dall'Abruzzo, l'ansia e la paura la fanno da padrona e, a
ragione, incutono comprensibili e fondati timori in tutti
noi. In tanti a Poggio Imperiale abbiamo vissuto, sentito e
ricordato le due terribili e devastanti scosse del 23
novembre 1980 e del 31 ottobre 2002 che hanno devastato
l'Irpinia e la Basilicata la prima e San Giuliano di Puglia
la seconda, dove hanno perso la vita ventisette alunni della
scuola elementare "F. Jovine", crollata per gli effetti del
sisma. Stiamo ancora avvertendo lo sciame sismico tutt'ora
proveniente dalla vicina "montagna del sole" o le più forti
scosse di "assestamento" della zona marsicana e ogni volta
che vediamo i lampadari muoversi o le sedie che dondolano,
sobbalziamo dalla paura che possa succedere qualcosa anche
in casa nostra.
In questa pagina saranno trattati, brevemente
(vista la complessità e la vastità della materia), vari
argomenti al riguardo:
cos'è il terremoto;
come ci si può difendere da esso;
il Gargano, una terra ballerina;
ma, cosa importante, si può prevedere
un terremoto?
Procediamo con ordine partendo dalla materia
che tratta questo fenomeno.
La scienza che studia le proprietà fisiche
del pianeta Terra è la geofisica (detta anche
fisica terrestre); una sua branca è la sismologia,
la disciplina che si interessa dei fenomeni sismici, in
particolare dei terremoti e la propagazione delle onde
elastiche (o sismiche) da essi generate. La
sismologia analizza anche altri eventi naturali, quali i
maremoti e le attività dei vulcani.
Primo quesito: come si forma e cos'è un terremoto?
I terremoti, insieme ai vulcani, sono
manifestazioni della vitalità della Terra e consistono in
vibrazioni di varia entità della crosta terrestre, causate
da un'inaspettata liberazione di energia in un punto
profondo della crosta terrestre; da qui si diffondono in
tutte le direzioni una serie di onde elastiche, dette "onde
sismiche". Ciò è dovuto al fatto che la superficie
terrestre, anche se non ce ne accorgiamo, è costantemente in
movimento, infatti i terremoti si verificano quando la
tensione risultante oltrepassa la capacità del materiale di
sopportarla. Questo fenomeno avviene in genere lungo i
confini delle 20 placche tettoniche (o zolle) nelle quali è
suddivisa la Terra, di cui le più importanti sono: africana,
euroasiatica, pacifica, nordafricana, sudamericana e
antartica. I terremoti che avvengono nei confini tra placche
sono definiti terremoti interplacca e sono in genere più
frequenti; quelli che si verificano all'interno delle
placche sono chiamati terremoti intraplacca e sono meno
frequenti.
I terremoti hanno frequenza giornaliera sul pianeta, ma
molti di essi sono brevi e quasi impercettibili. Nel caso di
terremoti più forti, la durata può essere di alcuni minuti e
l'intensità, dovuta alla propagazione delle onde elastiche,
in senso orizzontale (scossa ondulatoria) o verticale
(scossa sussultoria), varia a seconda della distanza
dall'epicentro del terremoto, cioè dal punto in cui si
genera. Spesso un terremoto è accompagnato da forti boati,
causati dal passaggio delle onde sismiche all'atmosfera.
Intensità
e classificazione
sismica
Un terremoto di alta intensità spesso provoca
danni alle costruzioni e purtroppo anche morte. Il violento
e brusco movimento del terreno può causare cedimenti
strutturali agli edifici, provocandone il crollo totale o
parziale; alle dighe, con conseguenti inondazioni; cedimenti
del terreno (frane e smottamenti) e tutto ciò può causare
incendi e fuoriuscita di sostanze pericolose e nocive. Se il
terremoto ha la sua origine in mare, si ha un maremoto.
Un effetto del maremoto è lo tsunami, cioè una serie di onde
originate dall'evento sottomarino; a seconda dell'intensità
può essere estremamente pericoloso e devastante. I terremoti
sono considerati gli eventi naturali più potenti che possono
avvenire sulla Terra.
I terremoti tettonici sono i più devastanti e i meno
prevedibili, sono la conseguenza dei movimenti di
scorrimento o accavallamento che avvengono tra le zolle che
formano la crosta terrestre; l'energia che viene sprigionata
è molto alta. Il più disastroso terremoto di questo genere
fu quello che devastò l'Alaska nel 1964. I terremoti con
magnitudo maggiore sono generalmente seguiti da scosse più
lievi, definite repliche. Il punto di origine di un
terremoto all'interno della Terra, dove si è originato il
movimento della faglia e da dove partono le onde sismiche è
detto ipocentro. La proiezione verticale
dell'ipocentro sulla superficie terrestre, cioè la
propagazione sferica delle onde sismiche, viene definita
epicentro. Questa è la zona dove di solito il terremoto
causa i danni maggiori.
La classificazione sismica è la
divisione di un territorio in aree distinte che sono
caratterizzate da un rischio sismico. Secondo
un'Ordinanza del 2003 in Italia gli Enti locali hanno
l'obbligo di classificare dal punto di vista sismico
ogni singolo Comune in modo da prevenire danni a edifici
e persone, a seguito di un terremoto. In base alla zona
gli edifici dovranno essere costruiti secondo la
normativa antisismica. I Comuni italiani sono stati
classificati in 4 categorie principali (a destra
la carta sismica d'Italia):
Zona 1: sismicità elevata-catastrofica
È la zona più pericolosa, dove si possono verificare
forti terremoti e dove nel passato alcuni comuni sono
stati distrutti durante eventi sismici. In Italia 716
comuni sono in questa zona e si trovano nel nord-est del
Friuli Venezia Giulia, lungo l'Appennino Centrale e
Meridionale (dall'Umbria alla Basilicata); nel sud-ovest
della Calabria, in Sicilia, nella zona di Sciacca e
Mazara del Vallo.
Zona 2: sismicità medio-alta
In questi comuni si possono verificare terremoti
abbastanza forti. Sono presenti 2.324 comuni e si
trovano in gran parte del Centro-Sud Italia, in Sicilia,
nei luoghi limitrofi alla Zona 1 del Friuli Venezia
Giulia e in una piccola parte a est del Piemonte.
Zona 3: sismicità bassa
I comuni presenti in questa zona possono essere soggetti
a moderati terremoti. Sono presenti 1.634 comuni e si
trovano in una minima parte del Piemonte, Lombardia,
Veneto, Trentino, Toscana. Lazio, Umbria, Abruzzo e
Puglia e in gran parte dell'Emilia Romagna.
Zona 4: sismicità irrilevante
I comuni presenti in questa zona sono a basso rischio di
terremoto, ma gli edifici pubblici, come scuole,
ospedali e caserme devono essere costruiti con criteri
antisismici e devono essere messi a norma quelli già
esistenti. In questa zona sono compresi 3.427 comuni
presenti in Val d'Aosta, Piemonte, Alto Adige, basso
Veneto, la Penisola Salentina in Puglia e tutta la
Sardegna.
Ecco alcune regole da
rispettare in caso di terremoto:
Alcune cose da sapere
riguardo ai terremoti:
PRIMA
del terremoto
|
|
Accertarsi del buono stato della propria
abitazione.
- Conoscere il piano di Evacuazione Comunale in caso di
terremoto e quali sono le aree di raccolta più vicine
all'abitazione e ritenute più sicure.
- Saper chiudere gli interruttori generali di gas, acqua e
luce nella propria abitazione.
- Fissare bene alle pareti scaffali, mobili pesanti.
- Conoscere quali sono i punti della casa più sicuri per
spessore dei muri, archi portanti. |
DURANTE il terremoto
|
|
IN CASA
- prima di tutto mantenere la calma
- ripararsi sotto i muri maestri, architravi, nei vani delle
porte, sotto i tavoli e negli angoli in genere
- cercare di uscire se ci si trova vicini a una porta di
uscita che porta in un luogo ampio e aperto
- tenersi lontani da tutto ciò che può cadere (oggetti
appesi, vetri, mobili);
- non sostare sui balconi o sulle scale
- non prendere l'ascensore
- usare il telefono solo in caso di grave difficoltà
- recuperare ciò che è possibile è che può servire in caso
di bisogno; maglia, scarpe, una coperta, del cibo, acqua
- cercare di raggiungere i punti di raccolta
- stare lontani dalle spiagge per il pericolo di eventuali
maremoti
A SCUOLA
- cercare riparo sotto il banco più vicino perché potrebbero
cadere oggetti e distaccarsi parti d'intonaco
- conoscere il percorso più vicino per evacuare l'edificio
- mantenere la calma e non urlare
- mettere in pratica le istruzioni di sicurezza che il
personale scolastico ha spiegato durante le esercitazioni
- dirigersi verso il punto di raccolta in caso di
evacuazione
- prendersi cura della propria e altrui sicurezza
- rinunciare a compiere operazioni e manovre che non siano
di competenza
ALL'APERTO
- tenersi il più possibile lontano dagli edifici e cercare
di raggiungere spazi aperti
- non cercare di rientrare negli edifici e anche al termine
della scossa rimanere all'aperto
- fermare l'automobile durante la scossa di terremoto e
allontanarsi da eventuali rocce che possono franare
- non sostare sopra e sotto i ponti e non uscire dall'auto
fino a quando non è terminata la scossa
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DOPO il
terremoto
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IN CASA
Togliere la corrente, chiudere il rubinetto del gas e
dell'acqua.
Spengere comunque la caldaia e non accendere fornelli,
stufe, candele, accendini: si potrebbero verificare fughe di
gas. Evitare di usare il telefono per non intasare le linee:
una radio portatile sarà sufficiente per ascoltare i
notiziari.
ALL'APERTO
Evitare di sostare presso edifici pericolanti, in prossimità
di fabbriche ed impianti industriali. Raggiungere spazi
aperti evitando però le spiagge per il pericolo di onde
anomale. Non avvicinarsi agli animali i quali potrebbero
avere reazioni aggressive a causa dello spavento.
(Fonte:www.terremoti.it)
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Il Gargano: una terra ballerina
Prima di addentrarci alla scoperta della
vulnerabilità sismica del territorio garganico, diamo un'occhiata alla sua
formazione geologica e a quella, più in generale, della Puglia.
Le prime tracce della
regione Puglia risalgono al Triassico (245-195 milioni di anni fa). Dalla
sedimentazione delle acque di Tetide (l’odierno Mediterraneo) si originarono le
rocce che costituiranno il basamento della Puglia, e dalle fratture che spesso
si aprivano fuoriuscivano magmi che, solidificando, hanno lasciato importanti
tracce nel Mediterraneo, tra cui l'affioramento roccioso di Punta Pietre Nere
sulla costa di Lesina.
Nel Giurassico e nel
Cretaceo, nel bacino di Tetide vanno accumulandosi strati di sedimenti che in
seguito si trasformeranno in rocce compatte, con la formazione di calcari del
Giurassico e del Cretaceo, calcari che determineranno il basamento della regione
lungo 250 km e largo 50 km.
Sul finire del Cretaceo
(circa 65 milioni di anni fa), lo scontro tra la zolla africana e quella
euroasiatica provoca l'emersione delle rocce italiche e della futura Puglia. Le
terre della nostra futura regione sono emerse e sommerse diverse volte nella
loro storia geologica, infatti, nel Terziario (da circa 110 a circa 2 milioni di
anni fa) si verificano diverse ingressioni e regressioni delle acque marine. In
questo periodo si originano rocce sedimentarie come quelle Eoceniche delle
Tremiti, del Capo di Santa Maria di Leuca e del Gargano, e quelle Mioceniche del
Lago di Varano, di Apricena e quella della "pietra leccese".
A partire dal Pliocene
(circa 5 milioni di anni fa) comincia una fase di sollevamento tettonico con la
formazione dell'Appennino, ma solo nel Pleistocene (circa 2 milioni di anni fa)
si avrà il sollevamento definitivo della regione.
La storia geologica del
Gargano, invece, inizia all’incirca 160 milioni di anni fa quando, nel periodo
Giurassico, si depositarono le rocce più antiche che ancora oggi sono visibili
in affioramento. All’epoca, tutta l’area oggi occupata dall’Italia meridionale
era un susseguirsi di aree di mare poco profondo, in cui si depositavano sabbie
e fanghi carbonatici spesso bordati da scogliere coralline, chiamate dai geologi
piattaforme carbonatiche; in alcune zone del Gargano la presenza di rocce che
contengono al loro interno fossili di coralli indicano che questi sono vissuti
in un clima tropicale e non sicuramente alle attuali latitudini cui si trova
attualmente il nostro promontorio.
Tali condizioni climatiche e
paleogeografiche persistono per tutto il periodo compreso tra il Giurassico e
l’Eocene (da 160 milioni di anni fino a 40 milioni di anni fa) e solo in parte
durante il Miocene (circa 15 milioni di anni fa). Per avere un’idea di come
poteva essere l’area garganica insieme al resto dall’Italia meridionale durante
quel periodo possiamo immaginarci ambienti con spiagge e isolotti, lagune, piane
di marea, scogliere coralline e aree di mare profondo. Nel caso del Gargano,
come per numerose catene montuose, il meccanismo responsabile del suo
sollevamento va quindi ricercato nella dinamica interna del nostro pianeta
(Tettonica delle Placche). Come tutti sanno, la Terra è suddivisa in numerose
placche che interessano il suo involucro esterno (la Litosfera). Queste placche
sono in continuo movimento tra di loro e lungo i loro bordi si osservano la
maggior parte dei fenomeni catastrofici come i terremoti e le eruzioni
vulcaniche. Semplificando notevolmente questo quadro globale, si può paragonare
la superficie terrestre ad un enorme “autoscontro” planetario, in cui le catene
montuose rappresentano il risultato o le “ammaccature” di queste collisioni. Le
rocce, come le lamiere di un automobile, vengono ripiegate, contorte, deformate
e anche lacerate. Queste collisioni, pero, non sono istantanee ma avvengono
lentamente e possono durare milioni di anni. Per ritornare al Gargano, la
collisione responsabile della formazione delle varie catene montuose italiane
anche se con tempi differenti, è quella avvenuta tra la Placca Africana e la
Placca Europea. Il primo sollevamento d’una certa entità del Gargano, dai dati
recenti sembra essere iniziato nel Miocene (circa 5 milioni di anni fa) e
proseguito con fasi alterne nel Pliocene, quando questa regione inizia ad
assumere la morfologia attuale, contemporaneamente plasmata dall’azione degli
agenti atmosferici e del fenomeno carsico.
Le faglie così formatesi sono responsabili oltre che dei terremoti, anche in
parte del sollevamento del promontorio. Infatti, ogni piccolo o grande terremoto
si genera quando l’energia accumulata nelle rocce supera la loro resistenza e
queste si “rompono”. La rottura, avviene attraverso la fratturazione delle rocce
che si spostano tra di loro (faglie) e l’energia viene dissipata sotto forma di
onde sismiche e calore. Le varie faglie riscontrabili nel Gargano possono essere
raggruppate principalmente in tre sistemi principali:
1) faglie ad orientamento NO-SE (appenniniche);
2) faglie ad orientamento E-0 (garganiche);
3) faglie ad orientamento NE-SO (antiappenniniche).
Queste faglie (vedi a destra
la carta strutturale delle faglie) si sono mosse in vario modo durante la loro
esistenza, che per alcuni risale addirittura al Mesozoico sia lungo il piano
orizzontale (faglie trascorrenti) che lungo il piano verticale (faglie dirette e
inverse). Le faglie ad orientamento E-0 assumono notevole importanza nel
contesto strutturale garganico, in quanto la maggiore rappresentante di questa
categoria corrisponde alla ormai famosa “Faglia di Mattinata”, che divide
praticamente in due il Gargano e sul suo allineamento o in prossimità di esso
sono sorti numerosi comuni come San Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo, Monte
S. Angelo e Mattinata. Questa faglia è conosciuta anche come: faglia di Valle
Carbonara; faglia Sud-Garganica; Gargano Fault, allineamento S. Marco in
Lamis-Monte S. Angelo; linea di Gondola in offshore. Esistono pareri
contrastanti sul tipo e senso di movimento di questa faglia, per alcuni si
tratterebbe di una trascorrente destra per altri di una trascorrente sinistra
infine, è stata considerata come faglia inversa e dopo il terremoto del Molise
come indirettamente responsabile dello stesso o quantomeno collegata ad esso. In
ogni caso si tratta di una struttura complessa e che probabilmente ha agito ed
agisce in diversi modi.
Dal punto di vista tettonico, pertanto, si può
affermare che la nostra regione
è caratterizzata da una sismicità di un certo rilievo, essendosi verificati
alcuni terremoti di forte intensità con gravi danni alle cose e numerose
vittime. Essa risente, inoltre, degli effetti degli eventi sismici del Matese,
del beneventano e dell’alta Irpinia, aree nelle quali si sono verificati alcuni
dei maggiori terremoti della storia sismica italiana, e di quelli, in misura
minore, della regione ellenica e del Mar Egeo.
Il terremoto più
significativo per l’area garganica è stato certamente quello del 30 luglio 1627,
ben documentato dagli studiosi dell'epoca. In occasione di questo terremoto,
accompagnato anche da un'onda anomala (tsunami), furono pubblicati i primi
esempi di carta macrosismica, con la rappresentazione degli effetti distinti in
4 gradi. Altri significativi terremoti della zona sono avvenuti nel 1223 (IX
grado MCS), nel 1414 (VIII-IX), nel 1646 (intensità IX-X), e nel 1875 (VII-VIII).
Più recentemente, due terremoti con caratteristiche di elevata intensità sono
avvenuti il 30 settembre 1995, con magnitudo di 5.2 e il 29 maggio 2006 con
magnitudo di 4,9.
Ma vediamo cosa accadde quel
venerdì 30 luglio 1627 in Capitanata.
Il "killer" aveva annunciato il suo "arrivo" sin
dall'anno precedente; scosse di lieve intensità, infatti, furono avvertite dalla
popolazione da ottobre e fino al 27 gennaio del nuovo anno. Un periodo di
apparente calma nella prima parte del 1627, poi di nuovo altre scosse a maggio e
giugno. Agli inizi di luglio ci furono giorni di pioggia torrenziale tanto da
vedere le campagne piene di acqua, e il 27 un'eclissi di luna per sei ore
oscurò tutto l'orbe.
La faglia assassina, comunque, si era già messa in
moto e il fatto fu evidenziato da alcuni fenomeni, quali l'intorbidamento delle
acque dei pozzi, che avevano assunto un odore sulfureo e l'udito di molti
rombi sotterranei:
era l'evidente segnale dell'arrivo del "killer". Nulla poteva portare ad
immaginare il dramma che da li a poco avrebbe sconvolto la regione.
Quel drammatico venerdì 30 luglio 1627 il sole,
con maggior forza dei giorni precedenti, faceva sentire il suo calore; donne e
bambini erano rifugiati nel fresco delle loro abitazioni mentre la maggior parte
degli uomini, per tollerare il gran caldo, si tratteneva in strada all’ombra
degli edifici.
Giunta l’ora fatale delle sedici, s’udì
muggir la terra non a guisa di un toro, ma d’un grandissimo tuono che non se ne
può dar comparazione, poiché offuscava l’udito e la mente e subito si vide
ondeggiar la terra, a guisa che sogliono le onde nel maggior agitamento del mare.
A questa prima scossa ne seguirono altre, ma
quella più intensa e devastante fu la quarta, anticipata da un terribile boato,
una scossa così grande e terribile verso ostro, stimata tra il X e l'XI
grado della scala Mercalli, che causò la maggior parte dei crolli nei paesi
coinvolti nell'area dell'epicentro. I centri che furono maggiormente dissanguati
dal "mostro" furono Apricena (oltre 900 vittime), Lesina (150), San Paolo di
Civitate (circa 400), Serracapriola (2000 morti), San Severo (800) e
Torremaggiore (350). La morte, il più grande ladrone universale, quel 30 luglio
fece banchetto opulento. Secondo Antonio Lucchino, un sacerdote di San Severo
che descrisse la tragedia vivendola in prima persona, perirono complessivamente
sotto le macerie circa
4.600 persone.
Lo sciame sismico continuò
ancora per molti giorni e altre forti scosse di terremoto furono avvertite dalla
popolazione, che ormai era corsa a trovare un rifugio sicuro nelle campagne
della Capitanata, nella notte tra il sabato 4 e la domenica 5 agosto di
intensità leggermente inferiore a quella del 27 luglio, che dette il colpo di
grazia a Serracapriola (che
rovinò tutta non restando alcuna forma completa de habitatione, né pietra
sopra pietra) e interessò anche Chieuti, dove crollarono molte abitazioni, e
alle ore 22 del 6 settembre, che causò altri crolli nei vari centri già
duramente provati dall'arrivo del "killer". Dopo un periodo di relativa calma,
in cui si verificarono scosse di livello strumentale, all'alba del 12 luglio
1628 un'ulteriore forte scossa di assestamento gettò la gente nel panico,
facendola sobbalzare dal letto e costringendola ad abbandonare le baracche, non
ritenendole luogo sicuro.
Nell'area colpita, il sisma,
oltre a distruzione e morte, provocò collassi nei terreni e variazioni nel
regime idrico delle acque sotterranee. La riva sinistra del fiume Fortore fu
segnata da grandi e profonde aperture; inoltre fecero la loro comparsa
fontane di acque negre che, dopo un mese circa, sparirono senza vedersi
più. Anche i pozzi, persino quelli più profondi, rigurgitarono le loro acque
all'esterno e sprigionarono un intenso odore sulfureo. Nei pressi di Chieuti il
"killer" sradicò totalmente un intero bosco.
Nel concludere la sua descrizione, il cronista
ci dice che tutti vivevano con timore indicibile, aspettando piuttosto la
morte che la vita.
La terribile
forte scossa del 27
luglio, inoltre,
provocò un’onda
gigantesca che si abbatté sulla costa settentrionale del promontorio
garganico colpendo il tratto di costa prospiciente il lago di Lesina, il
litorale di Manfredonia e la foce del fiume Sangro, provocando inoltre
l'allagamento della pianura abruzzese tra Silvi e Mutignano e l'inondazione
delle campagne di San Nicandro Garganico.
Anche le onde anomale,
meglio conosciute col termine di "tsunami", comunque non sono state
infrequenti nell’area garganica, sebbene i geofisici intendono per
"frequenza" un intervallo di millenni tra un fenomeno e l’altro.
Quello del 30 luglio 1627 è stato uno dei
maggiori tsunami che hanno interessato le coste italiane dell'Adriatico
meridionale. La zona colpita dal sisma terrestre, dopo un primo ritiro delle
acque, venne completamente sommersa dal mare. Il fronte d'acqua associato
allo tsunami deve essere stato veramente impressionante: cronache dell'epoca
riferiscono che Termoli "precipitò" nel mare. Anche altre città furono
interessate dall'evento: a Manfredonia, uscita praticamente indenne dagli
effetti del terremoto, si registrò un'onda di 2-3 metri.
Un'importante considerazione riguarda
l'estrema pericolosità dell'evento se dovesse ripetersi ai giorni nostri. La
zona interessata, infatti, praticamente disabitata all'epoca dell'evento, è
oggi sede di un forte insediamento abitativo e numerose strutture turistiche
sono sorte a ridosso della costa. Terribile sarebbe il pedaggio da pagare
sia in perdite di vite umane sia in danni economici al patrimonio per la
distruzione generalizzata che deriverebbe dal verificarsi di un
terremoto/tsunami analogo a quello del 1627.
Tuttavia la prova dello
tsunami del 1627 è stata accertata dagli studiosi,
che hanno analizzato gli
strati del terreno a Nord e a Sud della zona di Lesina. In totale sono stati
individuati sei depositi potenziali di tsunami, probabilmente relativi a sei
terremoti, in due zone.
La
datazione col radiocarbonio di tre di questi depositi suggerisce un
intervallo medio di ricorrenza di 1700 anni per gli eventi di tsunami sul
litorale nordico del Gargano e di 1200 anni sul litorale di Manfredonia.
Altri maremoti di
minori dimensioni, conseguenti ad eventi sismici, si verificarono poi nel
1731, con aumento del livello del mare da Siponto a Barletta, e nel 1889,
quando il mare del Gargano ebbe solo un leggero sussulto.

Esempio di depositi di paleotsunami
all’interno della sequenza paludosa del Lago di Lesina. Sono visibili due
livelli sabbiosi correlati a due distinte onde di paleotsunami. Sulla base
delle cronache storiche e delle datazioni radiometriche eseguite, il livello
sabbioso superiore (sabbia arancione) sarebbe stato lasciato dallo tsunami
del 1627.
Comunque, il primo terremoto
in assoluto avvertito dai cittadini di Poggio Imperiale, che è sorto come già
detto nel 1759, è stato senza alcun dubbio quello del 26 luglio 1805, che ha
visto come epicentro la cittadina molisana di Bojano ed ha avuto una intensità
del X grado della scala Mercalli, almeno nel punto epicentrale. L'onda sismica
generata dal sisma ha portato nel nostro paese una scossa pari al VI grado della
Mercalli che, per fortuna dei nostri avi, non fece alcun danno né alle cose, né
alle persone. Per lo scampato pericolo, si disse allora per intercessione
dell'Arcangelo Michele, da Poggio Imperiale si organizzò annualmente un
pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo proprio per rendere grazie al Principe
Celeste dell'aiuto prestato in occasione del terremoto. Ma vediamo nella tabella
che segue i terremoti che hanno interessato il territorio di Poggio Imperiale,
nello sfondo bianco quelli avvenuti dopo la fondazione del paese.
Tabella dei terremoti più
significativi che hanno interessato Poggio Imperiale (fonte
I.N.G.V.)
|
Intensità |
Giorno |
Mese |
Anno |
Ora |
Minuti |
Secondi |
Epicentro |
|
8-9 |
|
|
1223 |
|
|
|
Gargano |
|
10-11 |
30 |
07 |
1627 |
|
|
|
S. Paolo C. |
|
9 |
31 |
05 |
1646 |
4 |
30 |
|
Gargano |
|
9 |
20 |
03 |
1731 |
03 |
|
|
Foggiano |
|
6 |
26 |
07 |
1805 |
|
|
|
Bojano |
|
6 |
21 |
02 |
1841 |
|
|
|
S. Marco L. |
|
5 |
16 |
12 |
1857 |
21 |
15 |
|
Basilicata |
|
7 |
06 |
12 |
1875 |
|
|
|
S. Marco L. |
|
7 |
08 |
12 |
1889 |
|
|
|
Apricena |
|
3-4 |
06 |
06 |
1892 |
|
|
|
Tremiti |
|
4-5 |
10 |
08 |
1893 |
20 |
52 |
|
Gargano |
|
6-7 |
25 |
03 |
1894 |
|
|
|
Lesina |
|
3 |
08 |
09 |
1905 |
01 |
43 |
11 |
Calabria |
|
4 |
07 |
06 |
1910 |
02 |
04 |
|
Irpinia
Basilicata |
|
4-5 |
13 |
01 |
1915 |
06 |
52 |
|
Avezzano |
|
5 |
23 |
07 |
1930 |
|
08 |
|
Irpinia |
|
6-7 |
17 |
07 |
1937 |
|
|
|
Serracapriola |
|
5 |
15 |
12 |
1937 |
21 |
25 |
|
Capitanata |
|
6-7 |
18 |
08 |
1948 |
21 |
12 |
20 |
Capitanata |
|
4 |
09 |
02 |
1955 |
10 |
06 |
|
Monte S. Angelo |
|
4 |
21 |
08 |
1962 |
18 |
19 |
30 |
Irpinia |
|
5 |
29 |
2 |
1972 |
20 |
54 |
|
Mare Adriatico |
|
5 |
23 |
11 |
1980 |
18 |
34 |
52 |
Irpinia
Basilicata |
|
3-4 |
07 |
05 |
1984 |
17 |
49 |
42 |
Appennino abruzzese |
|
5-6 |
26 |
04 |
1988 |
|
53 |
45 |
Mare Adriatico |
|
4-5 |
05 |
05 |
1990 |
07 |
21 |
17 |
Potentino |
|
3-4 |
26 |
05 |
1991 |
12 |
25 |
59 |
Potentino |
|
5 |
30 |
09 |
1995 |
10 |
14 |
34 |
Gargano |
|
6-7 |
31 |
10 |
2002 |
11 |
32 |
|
Molise |
|
4-5 |
30 |
03 |
2009 |
23 |
07 |
17 |
Lesina |
|
3.2 |
1 |
12 |
2009 |
15 |
59 |
56 |
S. Nicandro G |
|
2.6 |
25 |
05 |
2010 |
12 |
20 |
43 |
Lesina |
NB: dalla scossa dell'1/12/2009
l'intensità si riferisce alla scala Richter
Si può prevedere
un terremoto?
Qui c'è aria di terremoto! Quante
volte abbiamo proferito questa frase o l'abbiamo sentita dire da
qualche nostro interlocutore in giorni in cui il caldo è così
opprimente, tanto asfissiante? Non tante per fortuna.
Abbiamo visto, ma era cosa
risaputa, che viviamo in una zona ad elevato rischio sismico e
dobbiamo assolutamente essere consapevoli che un forte terremoto
possa colpire anche le nostre zone. Ma la scienza è in grado, al
giorno d'oggi, di avvisare la popolazione dell'arrivo di un
sisma? Si può prevedere, in poche parole, un terremoto? Secondo
il mio modestissimo parere (da profano, ma interessato alla
materia) no, anche se ci sono studiosi che se la sentono di
affermano il contrario.
Navigando sul web per approfondire
la curiosità, ho trovato alcuni autorevoli interventi di
studiosi e giornalisti, che si interessano dell'argomento, e che
appunto riportano le due tesi. Iniziamo con quello di
Virginia Visani, ex inviato
speciale per i periodici Rcs-Corriere della Sera,
pubblicato
all'indomani del terremoto che il 6 aprile 2009 ha colpito
L'Aquila.
Scrive
la Visani: «Alla
ricerca di certezze e costantemente critici verso le
istituzioni, soprattutto quando queste si rivelano insufficienti
a contenere un disastro come il terremoto che ha colpito
L’Aquila, troviamo facile appiglio nel dire:
il ricercatore che lo aveva previsto è stato zittito sia dal
capo della protezione civile sia dal massimo esperto italiano in
sismografia.
Peccato, però,
che i maggiori scienziati sismologi del mondo concordino nel
dire che “le speranze un tempo così lucide di poter prevedere un
sisma, stiano oggi diventando sempre più fragili”. Aggiungono
inoltre gli scienziati che “si rivela sempre più inutile l’idea
di poter avvertire per tempo la popolazione”.
Il dubbio che
queste affermazioni siano un voler ”mettere le mani avanti”
nel caso che queste si rivelino un fallimento, è molto forte.
Tuttavia le argomentazioni portate dai sommi esperti a
sostegno dell’impossibilità di prevedere un terremoto, sono
molte e documentate.
Per esempio quelle dell’esperto sismologo Dr. Thomas Heaton del
United States Geological Survey in Pasadena, Calif. che
pessimisticamente smonta l’ottimismo degli studiosi che lo hanno
preceduto.
Considerando le implicazioni politiche e sociali che tale
affermazione può avere, il Dr. Heaton si chiede perché
spendere tutti quei soldi nella ricerca se questa si rivela
inutile ai fini della prevenzione? Non sarebbe forse più utile
che l’ingente somma venisse impiegata per la costruzione di
edifici antisismici, ponti e strade più solidi?
In realtà bisogna dire che lo studio dei terremoti e la
conseguente ricerca della loro predittività ha avuto negli anni
fortune alterne. Per esempio dal 1950 circa fino agli anni ’80,
gli scienziati hanno avuto ragione per esempio nel prevedere un
terremoto della città cinese di Haicheng basandosi sulla
constatazione dell’aumentato livello dell’acqua potabile.
Nel rapporto della National Academy of Sciences del 1975
si sono presi a modello due constatazioni. Uno, chiamato “teoria
della dilatazione”,è simile a ciò che accade quando si mette il
piede nella sabbia bagnata e la sabbia si asciuga proprio
attorno al piede. Secondo la spiegazione del Dr. Thomas H.
Jordan, esperto in Geofisica del Massachusetts Institute of
Technology, il fenomeno è dovuto al fatto che i granelli di
sabbia subiscono una rotazione e non aderendo più attorno al
piede lasciano scorrere via l’acqua. Si è dunque pensato che lo
stesso fenomeno di dilatazione accadesse alle rocce e che
queste, lasciando scorrere via l’acqua prima ancora che si
verifichi il sisma, potessero indicarne l’imminente pericolo.
Oggi però, spiega Jordan, non si dà più molto credito a questa
teoria.
La seconda
teoria è quella dei segnali precursori e si basa sullo
studio delle zone a rischio in quanto già colpite in precedenza
da un terremoto. Si è trattato di monitorare dette zone, negli
States e in Cina, per osservare percettibili sommovimenti
della crosta terrestre che potessero predire l’avvento del
sisma. Anche questa teoria si è manifestata non valida. I
terremoti successivi si sono verificati in zone assolutamente
non prevedibili.
Altri tentativi di predizione si sono fatti seguendo la traccia
della nuova Scienza del Caos e della Complessità, per la
quale i terremoti sono il classico esempio del sistema caotico e
un sisma di magnitudo elevata potrebbe essere il risultato di
tanti piccoli, impercettibili sommovimenti verificatisi nel
tempo. Ma anche se i piccoli sommovimenti vengono monitorati,
noi non saremo mai in grado di predire
quando si verificherà il terremoto vero e proprio.
Questa sulla base degli studi e delle ricerche,
anche empiriche compiute nel tempo, è tuttora
l’autorevole opinione del Dr. Thomas Heaton
del United States Geological Survey in Pasadena,
California.»
Tesi che sposa in pieno, ma con
una possibile apertura ai "previsionisti", anche il geologo del
CNR Mario Tozzi in una intervista rilasciata il 6 aprile
all'agenzia di stampa APCOM:
«I terremoti non sono prevedibili e lo sciame
sismico che c'è stato nei giorni scorsi non poteva far prevedere
con certezza il verificarsi di un evento sismico, escluso anche
dagli esperti. Ma c'è stata una particolarità mercoledì scorso
nella zona dell'Aquila, che poteva essere interpretata come
previsiva di un evento di proporzioni importanti, come quello
che si è verificato, e cioè la liberazione dal sottosuolo di una
grande quantità di gas radon. Come geologo ho appreso che anche
una settimana prima dell'evento sismico ci può essere un picco
di radon. Non è un metodo previsivo certo, ma potrebbe essere
interpretato come un segnale di allarme. Ma certamente sulla
base del quale non prendere misure come quelle di evacuare
un'intera regione. I terremoti non sono prevedibili, ma sappiamo
quali sono le zone pericolose e l'Aquila è una delle più
pericolose d'Italia.»
Nell'intervista, Tozzi fa
riferimento al radon.
Questo gas è di origine profonda e può essere
messo in movimento se avvengono delle spaccature nelle faglie
sotterranee che generano un terremoto.
Per quanto
riguarda il sisma che ha colpito L'Aquila, alcuni ricercatori
dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS)
avevano notato
una emissione, superiore del normale, del radon
e avevano previsto il possibile verificarsi di un evento
sismico.
Nel territorio
aquilano, infatti, questi studiosi, tra cui il tecnico Giampaolo
Giuliani, hanno installato cinque "precursori sismici" in
altrettanti siti: a
Coppito; nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell’INFN); in
una stanza della scuola De Amicis della città marsicana; a
Fagnano e a Pineto. Ma cos'è il "precursore sismico"? Dice
Giuliani in una intervista:
«È
uno strumento in grado di rilevare il
radon e di evidenziarne le
modifiche di concentrazione. Il "precursore sismico" permette di
monitorare i territori e, attraverso la variazione di
concentrazione del radon,
permette di prevedere un evento sismico con un anticipo
variabile dalle 6 alle 24 ore e una efficienza maggiore
dell’80%. Le cinque stazioni di cui disponiamo ci consentono di
triangolare i dati, ottenendo con precisione l’epicentro ed il
grado sismico dell’evento. Attraverso questa macchina ho potuto
studiare il comportamento del
radon e conoscerne delle caratteristiche non note alla
scienza ufficiale perché sprovvista della tecnologia da noi
utilizzata. I cinque "precursori sismici" si trovano tutti a più
di tre metri sotto terra e, in corrispondenza di un evento
sismico, rilevano nello stesso momento lo stesso segnale,
creando un grafico perfettamente sovrapponibile.»
E allora, ci
chiediamo, perché non si è dato ascolto a Giuliani? Facciamo un
passo indietro e vediamo il motivo.
Nel mese di marzo del 2009,
Giampaolo Giuliani, notando che i rilevatovi segnalavano un
elevato picco di emissione di radon, aveva annunciato che il
giorno 29 di quel mese una forte scossa di terremoto, di
rilevante entità e dalle conseguenza disastrose, avrebbe
interessato Sulmona. La notizia scatenò tra i cittadini della
città peligna una sorta di psicosi collettiva, costringendo la
commissione Grandi Rischi
della Protezione Civile a riunirsi
in tutta fretta
«per rassicurare
la popolazione che non c’è alcun pericolo in corso»,
che «la situazione è monitorata ora per
ora» e che «non è possibile
prevedere in alcun modo il verificarsi di un sisma».
Contro Giuliani si scagliò Guido Bertolaso, Direttore del
Dipartimento della Protezione Civile, che chiese una punizione
esemplare per coloro
«che
si divertono a diffondere notizie false».
Risultato: Giuliani denunciato per procurato allarme.
Ma c'è un "però" che potrebbe
avvalere la tesi e gli studi dell'equipe del Giuliani!? Nel 2002
il tecnico, tra il
29 e 30 ottobre, osservò segnali eccezionalmente
intensi ed anomali di emissioni del radon: convinto si trattasse
di eventi particolari, avvertì i colleghi che, pensando ad un
guasto del rivelatore, consigliarono di spegnere la macchina.
Giuliani, contro il parere dei colleghi, non spense la macchina,
la quale registrò segnali sempre più rapidi e violenti. Decise
allora di allertare telefonicamente l’assessore abruzzese alla
Protezione Civile, avvisandolo che il rilevatore generava
allarmi di notevole intensità prevedendo un evento sismico con
epicentro lontano dalla zona aquilana.
L’assessore,
per non far apparire insensati gli allarmi di Giuliani, chiese
ai responsabili locali della Protezione Civile di organizzare
per il 31 ottobre un'esercitazione con i volontari dell’ente,
per essere pronti a qualsiasi eventualità. Il 31 ottobre 2002 i
sismografi registrano alle 11:32 una forte scossa sismica
localizzata a San Giuliano di Puglia, nel Molise, di magnitudo
5.4 della scala Richter,
con effetti corrispondenti all'VIII-IX
grado della scala Mercalli.
La scossa causò il crollo, sulla
parte sottostante, del solaio di copertura di parte
dell'edificio scolastico "Francesco Iovine", che comprendeva
scuola materna, elementare e media. Sotto le macerie rimasero
intrappolati 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli. Terrificante
il bilancio in perdite di vite umane: 27 bambini ed
un'insegnante rimasero vittime del crollo. La scuola elementare
fu l'unico edificio a crollare del tutto a San Giuliano di
Puglia, anche se altre due donne furono uccise dalla caduta di
detriti e calcinacci delle loro abitazioni.
Allora?
I metodi dell'equipe di Giampaolo
Giuliani dovrebbero essere presi in considerazione dalla
comunità scientifica?
Secondo
Michelangelo Ambrosio, dirigente di
ricerca dell’INFN
(Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)
presso il Dipartimento di
Fisica dell’Università “Federico II” di Napoli, si: Giuliani ha
ragione sul radon.
«Conosco
bene Giuliani perché ho lavorato quattro anni con lui.»
Scrive il dottor Ambrosio in una lettera indirizzata al dottor
Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e
lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti” di
Roma, lo stesso giorno della scossa che ha colpito l'Aquila.
«Negli ultimi tempi ci siamo scambiati dati sulla
possibile correlazione terremoti-emissioni di gas Radon. Nei
laboratori del Gran Sasso c’è un interferometro laser che
registra gli spostamenti della roccia perché il laboratorio è
attraversato da una faglia sismica: questa è una cosa nota.
Trascurare con superficialità le applicazioni di nuove
tecnologie solo perché proposte da ricercatori non appartenenti
allo establishment preposto a tale funzione è una negligenza
criminale di cui oggi paghiamo le conseguenze.»
Insomma, una conferma della teoria
di previsione del terremoto di Giampaolo Giuliani.
«Le
tragiche sequenze di queste ore del terremoto in Abruzzo rendono
più che mai attuali le indicazioni degli scienziati -
si aggiunge nella nota - che compiono
studi di vulcanologia come il dott. Giuliani tecnico e
ricercatore del laboratorio di fisica del Gran Sasso.»
Anche Corrado Stillo supporta la
tesi di Giuliani:
«Chiediamo
che quanto prima si apra un serio dibattito sul perché studi di
previsione dei ricercatori italiani sulla possibile previsione
di terremoti non sono presi in considerazione. Non è l’ora delle
polemiche, ma è opportuno che in un Paese sismico come il nostro
- sostiene Stillo - gli studi sulle
previsioni basate sull’emissione di gas radon siano valutate
come avviene in altri Paesi, tra cui il Giappone, dove da tempo
i dati sul radon vengono presi ed analizzati dagli esperti.»
Insomma, Giuliani,
siccome non appartiene all'establishment
scientifico, dovrebbe essere considerato un
eretico, un uomo, un tecnico da additare al
ludibrio scientifico, da mettere all'angolo?
Se fossi stato un
geofisico (materia che mi ha affascinato fin dai
tempi della scuola) avrei approfonditi i miei
studi sul radon. Purtroppo non essendo uno
studioso di terremoti, ma navigando in quel
mondo villaggio che è internet, posso affermare
con certezza che di radon per lo studio degli
eventi sismici se ne parla da almeno 30 anni.
Degli studi sul gas radon, e sul rapporto che
intercorre tra il radon e i terremoti, da
diversi decenni la comunità scientifica si
interroga, in silenzio e in modo molto
approfondito, su numerosissime ricerche riferite
proprio a questo gas che potrebbe essere
utilizzato come “precursore sismico”.
Basta digitare “radon
earthquake precursor” su Google scholar che
si possono osservare, e consultare, i risultati
di molte ricerche i cui contenuti non sembrano
tanto soddisfacenti da poter consigliare di
utilizzare questo metodo per prevedere i
terremoti.
Le
prime anomalie dei valori del Radon furono
rilevate nel 1966 quando, in occasione del
disastroso terremoto di Tashkent in Uzbekistan,
i livelli di gas nell'acqua dei pozzi salirono
bruscamente. Da allora si è sviluppata la teoria
secondo la quale il radon accumulato nelle rocce
potrebbe essere utilizzato come possibile
indicatore premonitore di eventi sismici,
liberandosi non appena le tensioni sotterranee
si avvicinano ad una soglia critica. Sono così
iniziate misure sistematiche delle variazioni
temporali del radon in altre zone sismiche,
soprattutto in California, in Cina e in Islanda.
Il sismologo Tsuneji Rikitake, si legge nel sito
dell'Osservatorio geofisico di Novara, segnala
dodici casi di variazioni nella concentrazione
di radon direttamente correlati ad eventi
sismici.
Il
fenomeno è stato studiato per otto anni lungo la
Rift Valley, l'imponente frattura tettonica che
corre da nord a sud lungo la porzione orientale
dell'Africa, nei pressi del Mar Morto; gli studi
hanno rivelato che, all'interno della faglia,
entro tre giorni dai picchi di radon si sono
verificati 40 terremoti contro i 22
statisticamente attesi. Gli studi passati hanno
evidenziato due possibili tipi di anomalie nei
valori del radon: a lungo ed a breve termine.
Nelle prime le concentrazioni di Radon
cominciano ad aumentare parecchi mesi o
addirittura anni prima dell'evento sismico, sino
a raggiungere valori anche 3-4 volte maggiori
del valore di fondo; le seconde iniziano invece
alcuni giorni o qualche mese prima dell'evento
sismico e presentano ampiezza generalmente molto
maggiore delle prime, fino a raggiungere valori
due ordini di grandezza superiori al segnale di
fondo.
È
vero che i terremoti oggi non possono essere
previsti con certezza, ma è altrettanto vero che
la prevedibilità di un evento è un obiettivo
scientifico realistico, tanto che Ian Main,
sismologo dell'Università di Edimburgo, ha
definito quattro livelli di predizione:
1)
eventi indipendenti nel tempo, indagati su base
statistica e sull'osservazione di eventi
precedenti;
2)
eventi legati alla variabile tempo e in questa
prospettiva valutati;
3)
eventi prevedibili in base a determinati segnali
(il radon, ad esempio);
4)
eventi del tutto prevedibili nel tempo e nello
spazio, e in grado di lasciare il tempo ai
provvedimenti di evacuazione.

Nonostante ciò, tutte
le ricerche effettuate in tal senso non hanno
mai dimostrato, fino ad oggi, quel costante
rapporto di causa-effetto che, se provato,
avrebbe già affermato da tempo la prevedibilità
dei terremoti. È infatti vero che, alcune volte,
lo abbiamo appena visto, il radon anticipa
devastanti eventi sismici. Ma è anche vero che
altre volte a un elevatissimo picco di
“emissione” del radon dal sottosuolo non è poi
seguito un terremoto, e che ci sono stati anche
molti terremoti distruttivi senza che fossero
anticipati da questo tipo di segnale precursore.
Dopotutto anche
Giuliani ha sbagliato: non è vero che, come ho
già detto, a fine marzo 2009 aveva previsto un
terremoto distruttivo a Sulmona? Che poi
fortunatamente non si è verificato. E l’aveva
previsto otto giorni prima del ’vero’ terremoto
che poi realmente si è verificato.
Se ci si fosse
basati sulla previsione di Giuliani, si sarebbe
dovuto evacuare Sulmona. E dove si sarebbe
portata la gente? Forse all'Aquila?
Probabilmente otto giorni dopo avremmo avuto più
vittime.
Di conseguenza,
affermare che oggi i terremoti non si
possono prevedere è assolutamente
corretto e preciso, ripeto questo lo affermo da
profano e non da studioso della materia.
Ovviamente dire che i terremoti oggi non si
possono prevedere, non significa che non sarà
mai possibile arrivare a predire il possibile
momento del sisma. Nella scienza, campo in
continua evoluzione, nulla è impossibile. E ben
vengano tutti gli studi che possano aiutarci a
fare dei passi avanti proprio nel mondo della
ricerca scientifica. La prevedibilità di un
evento, quindi, è un obiettivo scientifico
realistico, fondamentale e primario.
La
presenza del radon in eventi sismici importanti,
come nell'ottobre del 2002 poco prima del
terremoto di San Giuliano, ha spinto una società
italiana, la Caen di Viareggio,
leader
nella fornitura di sistemi di "Identificazione a
Radiofrequenza",
a
mettere a punto strumenti per la misurazione del
radon. Al progetto partecipano anche la
Fondazione Nixon e la Duke University, che si
trova a Durham, North
Carolina.
L'obiettivo è la creazione di un sistema di
allerta che funzioni come quello che indica
l'avvicinarsi di uno tsunami.
Lasciamo lavorare
serenamente gli scienziati, sicuramente
prenderanno in considerazione anche il rapporto
"radon-terremoto". Però è giusto dire una cosa:
non è tanto la previsione che salva vite umane,
ma la prevenzione.
Anche se è molto
difficile e complicata attuarla perché la
prevenzione richiede spese ingenti sia per la
ristrutturazione di vecchi edifici, di cui
l'Italia è piena, sia per le costruzioni
ex-novo.
Consideriamo che
non è il terremoto ad uccidere le persone, sono
gli edifici stessi a farlo. Il terremoto che ha
sconvolto l'Aquila ha avuto una magnitudo
relativamente bassa (5.8 scala Richter), una
magnitudo con la quale paesi come il Giappone o
la California convivono da sempre. In Giappone
hanno una media di tre terremoti al giorno
eppure hanno ponti, grattaceli, edifici sempre
intatti. Questo perché l'ingegneria edile è
stata costretta dalle circostanze ad evolversi
enormemente in campo antisismico. Per ritornare
al discorso e alla tesi di Giuliani, credo che
tutti dovremmo riflettere su un quesito:
mettiamo il caso che si predica che all'ora X,
del giorno Y, nel posto Z ci sarà un terremoto
catastrofico. Cosa accadrebbe? Come è
organizzato il piano di evacuazione? Come si
convincono gli anziani del paese o della città
ad andarsene? Dove saranno ospitate le centinaia
di migliaia di persone in così breve tempo? E le
attività lavorative che si interrompono? Ma
soprattutto, una volta che è arrivato il
terremoto ed è avvenuta la catastrofe. Queste
persone evacuate cosa faranno? Va bene, si sono
salvato vite umane con la previsione, ma la
città non c'è più, i posti di lavoro non ci sono
più, non c'è più nulla, a parte il sollievo di
essere ancora vivi, lo scenario sarebbe comunque
desolante, opprimente: distruzione, migliaia di
vite che devono ripartire da zero. Ecco invece
cosa accadrebbe con la PREVENZIONE: abbiamo
speso dei soldi in più per le strutture
antisismiche (nulla in confronto ai costi di una
città distrutta); arriva il terremoto, tanta
paura, però, si sono salvate molte vite umane ed
una intera città. La vita di ognuno può
ricominciare non appena tutto si tranquillizza.
Come prima, nel solito posto di prima, insieme a
coloro che si vuole bene. Sicuramente gli studi
sul radon, altre teorie sulla previsione saranno
prese in considerazione dalla comunità
scientifica, ma non illudiamoci: la previsione
non potrà mai essere precisa e, se lo potrà
essere, non sarà certamente la soluzione più
opportuna.
Allora, prima che
gli esperti riescono a prevedere, preveniamo!
Fonti:
http://www.agi.it
http://www.ingv.it
http://www.ilcorriere.it
http://www.repubblica.it
http://www.terremoti.it
http://www.mondimedievali.net
http://vicodelgargano.wordpress.com
http://www.agoravox.it/Prevedere-un-terremoto-si-puo-non.html
http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/04/08/gli-studi-sul-radon-e-la-prevedibilita-dei-terremoti-una-delle-piu-grandi-sfide-della-scienza
A. Lucchino: Memorie della città
di San Severo e suoi avvenimenti per quanto si rileva negli anni
prima del 1629 - Felice Miranda Editore - Foggia 1994
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