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"L’Amore è supremo. L’Amore deve regnare. Creiamo il nostro ambiente legandolo ai nostri pensieri. Siamo stati inviati qui per vivere la vita compiutamente, nel bene e nel male, per usare liberamente la nostra volontà, per aprire e rendere splendide le nostre vite. Dobbiamo amarci l’un l’altro. Essere gentili, tolleranti ed altruisti.“

 


L'UOMO E L'ALDILÀ

Cosa succede dopo la morte?

La vita terrena dell’uomo termina con la morte, ma dopo la morte cosa c’è? Una domanda che almeno una volta nella vita tutti ci siamo posti. E infatti, cosa succede quando si muore? Dove si va, o meglio, dove va l'anima? Il paradiso, l'inferno, il tunnel... cosa c'è di vero? Nel corso dei secoli l'uomo ha cercato nella filosofia e nelle tradizioni religiose, nel tentativo di sottrarsi al timore generato da questi interrogativi, di darsi delle risposte. Ma vediamo come il web tratta sull’argomento. Gli atei (coloro che non credono nell'esistenza di Dio) affermano che l'uomo non è altro che un animale. Essi negano che vi sia un'anima che sopravvive al corpo e perciò ritengono che dopo la morte non vi sia nulla. Essi credono che la morte sia la fine totale e irrimediabile della vita dell'individuo, e che la vita vada quindi vissuta fintanto che dura, o per un ideale comune o per il piacere egoistico.

Altri, invece, credono nelle più disparate forme di spiritualità orientale, in particolare nella teoria della reincarnazione, e in una grande energia cosmica impersonale che pervade tutto e tutti. Morire è per loro il passaggio da un'esistenza terrena a un'altra. L'anima continua a passare attraverso una lunga catena di reincarnazioni, cioè a reincarnarsi in altri esseri umani finché non ha raccolto tutte le conseguenze delle proprie azioni.

Le religioni africane insegnano che i morti continuano a intervenire nella vita dei discendenti sotto forma di "spiriti protettori". I bambini, gli "anormali" e i morti di morte violenta sono invece esclusi da questo ruolo e rimangono degli spiriti vaganti e pericolosi. Non è dello stesso avviso la religione Ebraica che si basa sull'Antico Testamento della Bibbia e asserisce che vi sarà la risurrezione di tutti gli esseri umani dopo il Giudizio finale da parte di Dio. L'Ebraismo insegna che quando si muore, l'anima lascia il corpo e raggiunge tutte le altre anime che riposano nell’Ades, il soggiorno dei morti. Anche la religione Islamica attesta l'esistenza dell'anima e l'esistenza di un giorno destinato al Giudizio finale, detto "l'ultimo giorno". L'Islam insegna che chi non crede in Allah è destinato all'inferno; chi invece è stato sufficientemente giusto potrà contemplare Allah.

I Testimoni di Geova insegnano a non credere nel cielo e nell'inferno, e fondono il concetto di paradiso con quello di vita terrena. Il loro pensiero è che i morti che saranno stati sufficientemente giusti, un giorno ricominceranno a vivere "una nuova vita su una terra paradisiaca" in questo mondo. Per sostenere questa idea prendono il verso biblico di Giovanni 5:28,29. Ma cosa dice in realtà questo verso? Niente di tutto questo. Gesù dichiara semplicemente che tutti i morti risusciteranno, e fa solo due distinzioni: alcuni risusciteranno in "risurrezione di vita" (la vita eterna con Dio) e gli altri in "resurrezione di giudizio" (il giudizio finale descritto nell’Apocalisse). Inoltre affermano anche che l'inferno non esiste, essi, infatti, dicono che nella Bibbia non si parla di un inferno di fuoco e che una volta morti si torna soltanto alla polvere, all'inesistenza; chi sarà ritenuto degno potrà invece vivere sulla terra.
La verità è che il Signore Gesù Cristo parlò più dell'inferno che del cielo, e ha detto con chiarezza che l'inferno è come una fornace ardente (Matteo 13:49-50), un fuoco inestinguibile (Marco 9:42-48) ed eterno (Matteo 18:8).

Il Cattolicesimo, rifacendosi in parte alla Bibbia ma anche, purtroppo, in larga misura alle tradizioni religiose romane, insegna che quando si muore esistono tre destinazioni possibili per l'anima del defunto: paradiso, inferno, e purgatorio (la Bibbia invece parla soltanto dei primi due, e ammette due sole condizioni possibili per i defunti: salvati, e non salvati).

Secondo la chiesa cattolica, il purgatorio è un luogo di tormento dove vanno coloro che muoiono in grazia a espiare la pena dovuta per i loro peccati. I parenti che vogliono aiutare un defunto a uscire del purgatorio possono rivolgersi alla chiesa cattolica, la quale effettuerà una messa di suffragio per «aiutarli». Ancora più efficace sarebbe la messa offerta sull'«altare privilegiato», che avrebbe il potere di fare uscire subito l'anima dal purgatorio.

Il Cattolicesimo inoltre, come certe religioni africane, insegna che i defunti ci ascoltano, ci aiutano e che vanno pregati. La Bibbia insegna invece che i morti non sono in grado di fare niente di tutto questo e vieta di rivolgersi a loro.

Ma è proprio come dice la Bibbia? Sul suo libro «I morti ci parlano», padre François Brune riporta un episodio accaduto ad una donna francese, scopertasi medium, dopo la morte si  suo figlio. Ecco cosa gli è successo: Georges Morranier era un giovane insegnante di fisica alla facoltà di scienze. Aveva intrapreso un cammino di vita interiore, che lo aveva portato a praticare lo yoga reale, senza una guida e senza un'adeguata conoscenza della tecnica. A seguito di ciò dapprima fu preso da indifferenza per la vita, poi finì col cadere, a poco a poco, in uno stato di profonda depressione: in breve, si aggravò a tal punto da restare vittima della sua mania suicida e, nel settembre del 1973, all'età di 29 anni, si tolse la vita.

Con quel gesto, dovuto unicamente alla sua follia, egli abbreviò la vita del suo corpo fisico, ma non fu così per il suo corpo animico, la cui carica vitale residua lo mantenne legato alla terra per tutto il tempo previsto dal programma di vita che il suo ego aveva accettato al momento della nascita. E, tramite la medianità di sua madre, egli comunica le sue prime esperienze dopo il trapasso, che sono quelle di un abitante invisibile del pianeta Terra. Inoltre traccia lo schema evolutivo del mondo animico, che si articolerebbe in sette livelli (o sfere). La settima sfera sarebbe riservata a coloro che in vita si dedicarono a Dio: i religiosi, gli asceti, i mistici di tutte le religioni, ma già dalla quinta sfera si beneficherebbe dell'insegnamento delle guide superiori.

Subito dopo il trapasso, egli trasmette alla madre le sue prime impressioni e le inevitabili difficoltà inerenti alla necessità di doversi muovere con un corpo animico invisibile in un mondo fatto di materia fisica densa. Egli descrive così queste sue prime esperienze: «Prima di tutto bisogna imparare a tenersi in piedi, poi a camminare, come i neonati sulla terra. All'inizio facciamo dei salti, come in assenza di gravità, come gli astronauti sulla Luna... e poi impariamo a sederci sulle vostre sedie, perché noi non ne abbiamo. E qui c'è veramente da ridere perché, come puoi ben immaginare, cadiamo per terra. Tutto quest'apprendistato si compie in poco tempo, soprattutto quando si è neofiti intelligenti.»

Poi ribadisce il concetto di essere rimasto a condividere con gli umani incarnati, la vita sulla Terra.

«Vorrei spiegarti ciò che molti terrestri non capiscono, vale a dire che noi viviamo con voi, viviamo nei vostri appartamenti e nelle vostre case, ci stendiamo sui vostri letti quando ne abbiamo voglia e quando voi non ci state, ci sediamo sulle vostre poltrone e sulle vostre sedie, e intratteniamo gioiosi conciliaboli soprattutto mentre dormite, un momento che ci lascia piena libertà di azione, vi ascoltiamo mentre discutete, vi guardiamo vivere con gioia distaccata, vi aiutiamo con la forza del pensiero, a volte con un intervento, non percepito da parte vostra, ma efficace. È il nostro compito, ma è anche una vera gioia...»

Un messaggio senza precedenti, se così fosse possiamo essere un po’ più tranquilli e si penserebbe con meno brivido a ciò che avverrebbe dopo il «trapasso». Confortevole anche il fatto di avere vicino… i nostri cari defunti che, a sentire l’entità, ci aiutano nei momenti difficili! Ma cosa sono queste «sfere»?

Quando si parla di «sfera astrale», non si deve pensare ad una sorta di pianeta fluidico in cui la vita si svolge in modo omogeneo con le stesse caratteristiche in ogni suo luogo. È in realtà uno stato di coscienza le cui caratteristiche animiche possono variare da un sito ad un altro e spesso anche con notevoli varianti. È un po' quanto avviene nelle grandi città della terra in cui, oltre ai quartieri signorili, sono presenti le zone popolari o, addirittura, rioni malfamati dove prospera la malavita. Il cosiddetto «basso astrale» è appunto una suddivisione della prima sfera che si distingue per il fatto che comprende quello stato intermedio attribuito da tutte le grandi religioni al purgatorio, dove l'uomo, dopo il trapasso, dimora temporaneamente, nell'attesa di raggiungere il suo "Cielo". È una vasta regione che si può pensare delimitata da un confine superiore, che è quello rappresentato dalla controparte astrale del piano fisico, e da uno inferiore, dal quale si accede all'Erebo, o Inferno.

Ed infatti nel mondo astrale accede l’anima del defunto e se la coscienza del defunto non è appesantita da rimorsi, o agitata da violente passioni, o gravata da vizi, allora il trapassato non ha motivo di sostare nella prima sfera. Ma è qui, sulla soglia del mondo astrale, che gli si fanno incontro i suoi cari, con le sembianze che avevano un tempo. Ed è per lui un grande sollievo rivedere i genitori, la sposa (o lo sposo), i figli e gli amici, i quali lo confortano, gli alleviano il trauma del trapasso e lo accompagnano nel viaggio verso la sua prossima dimora astrale. D'altra parte, anche chi è passato attraverso l'esperienza dell'espiazione, dopo un periodo di tempo più o meno lungo, comincia, con il risveglio, a sentire l'impulso di allontanarsi da tutto ciò che era in qualche modo legato alle cose meschine e triviali della vita trascorsa. È allora che egli intravede la possibilità di fare più utili e interessanti esperienze nella superiore sfera astrale. Finalmente decide di vivere la sua vita in armonia col suo attuale stadio evolutivo, il che può avvenire sulla seconda sfera, dove però può incontrare individui che non sanno ancora sottrarsi del tutto al richiamo di un tenore di vita assai simile a quello che avevano in vita.

 Infatti, nelle prime due sfere, le più vicine al nostro mondo fisico, gli abitanti permanenti vivono un tipo di vita assai simile a quello dal quale erano attratti quando erano sulla terra. Sulla base dei resoconti dei viaggiatori astrali, tutto fa ritenere che, nella maggior parte dei casi, questi individui non rimangano lì per tutta la durata della loro esistenza astrale. Vi possono, tuttavia, essere individui così attratti dall'esistenza materiale, che non desiderano progredire oltre e non passano subito alle sfere più alte del mondo astrale.

Non ci dobbiamo meravigliare delle notizie che ci giungono da varie fonti (medianità, sdoppiamenti, transcomunicazione elettronica) circa il tipo di vita similterrena che si conduce su queste sfere.

In questi resoconti si parla di una vita sociale organizzata secondo schemi e ambienti non dissimili da quelli terreni. Vi si descrivono abitazioni facenti parte di villaggi o città, con parchi, corsi d'acqua, boschi e ampie distese di rigogliosa vegetazione e tanti, tanti fiori! Ma ci giunge notizia anche di luoghi di apprendimento, vere e proprie scuole, nonché di luoghi di culto. Le persone che qui amano continuare le loro pratiche religiose, costruiscono col pensiero le loro chiese e gli ex-ministri del culto mettono in atto le loro antiche vocazioni, proprio come facevano sulla terra. Si tratta insomma di mondi iperfisici abitati da una umanità la quale, su queste prime sfere, tende a mantenere le abitudini che aveva in terra e lavora, studia, prega e si diverte. Infatti, gli esploratori di questi piani di esistenza riferiscono di avere visitato accademie, luoghi di ritrovo e di divertimento, quali teatri, sale da concerti, ecc.

L'esistenza dopo la morte è in larga misura regolata dal tipo di vita vissuto sulla terra. Coloro i quali hanno condotto una vita puramente materiale, i cui divertimenti e interessi dipendono unicamente dal corpo fisico e cioè soprattutto lo sport, il vivere bene, tutte quelle attività che hanno l'unico obiettivo di fare soldi, dopo la morte si trovano in condizioni tali come se il tempo non passasse mai, fino a quando non si rendono conto che possono sviluppare nuovi interessi. E ciò è reso possibile dal fatto che a questo livello, come ho sopra accennato, esistono scuole la cui finalità sembra essere quella di formare gli abitanti permanenti di quel mondo, stimolando in essi quegli interessi di cui sono carenti, onde prepararli alla vita che è loro dinanzi.

Vi possono essere altri che non sono attratti da questi nuovi interessi. Sono, per esempio, le vecchie coppie di coniugi, le quali hanno sviluppato il gusto della vita domestica; la loro massima aspirazione è quella di possedere una casa, un giardino e di vivere una vita tranquilla in compagnia di amici. La loro felicità consiste nel vivere insieme. A livello astrale possono continuare a condurre questo tipo di vita. Essi potranno costruire, per mezzo del pensiero, la loro casa di sogno, con un giardino e con ogni tipo di fiori e di frutta che desiderano, poiché non vi sono limitazioni imposte dal clima. Può anche capitare che ritrovino gli animali domestici che avevano sulla terra, o ne adottino altri.

Ma è nella settima sfera che si compie l’evoluzione dell’anima.

La prima cosa che colpisce il visitatore astrale della settima sfera è l'assenza di costruzioni di qualsiasi tipo. Gli abitanti di questa sfera vivono quasi sempre in solitudine, giacché sono convinti che il loro progresso evolutivo può essere compiuto solo col completo isolamento e nel silenzio. Gli asceti della terra, dopo la loro morte, continuano lo stesso tipo di vita, nella meditazione e nella preghiera e, a tempo debito, giungono alla settima sfera del mondo astrale. Vi si possono incontrare ex appartenenti a ordini religiosi, che avevano la regola del silenzio e di una vita appartata. Essi qui si dedicano a lungo alla preghiera, onde ottenere aiuti per l'umanità. Per la loro esistenza non sono necessari alloggi e vivono all'aperto, in boschi o in luoghi fuori mano.

In questa ultima sfera dell'astrale si trovano anche quegli esseri umani che sono di "transito", in attesa di raggiungere la loro destinazione nel mondo mentale. Questi umani sono accompagnati da guide che li aiutano a superare la "seconda morte". Il lavoro di queste guide (le quali non sono altro che uomini più evoluti) consiste nello spiegare nei dettagli che cosa si deve intendere per "seconda morte".Le guide hanno il compito di rimuovere alcune paure che si annidano nella mente delle persone.

Il passaggio dall'astrale al mondo mentale è qualcosa che sfugge al controllo dell'individuo medio il quale quando giunge la sua ora deve lasciar cadere il suo corpo astrale, per il semplice motivo che non ha più esperienze da fare a livello astrale. Egli deve allora passare dapprima al mondo mentale inferiore, allo scopo di consolidare il lavoro mentale compiuto durante la sua esistenza terrena e aggiungerlo al serbatoio di conoscenze contenute nell'atomo permanente.

Una volta ricevute tutte le necessarie informazioni su questo passaggio, l'uomo si addormenta per risvegliarsi subito dopo nel mondo mentale. Qui egli viene accolto da quanti sulla terra erano a lui legati da profondi vincoli di affinità, come avvenne quando, giunto dalla terra nel mondo astrale, gli vennero incontro gli amici e i familiari che l'avevano preceduto.
Ma il viaggio dell'anima continua, perché il mondo mentale inferiore è solo un'altra tappa dell'itinerario attraverso il mondo di mezzo, che ha come meta il mondo causale, o mentale superiore. È qui, nelle più alte sfere del mondo mentale, che l'ego ha il naturale habitat. Tuttavia la spirale evolutiva si snoda, di ottava in ottava, su sempre nuovi piani di esistenza.
Nuovi mondi, abitati da essenze senza forma, attendono la Monade che ha appena portato a termine la sua esperienza umana, mondi che appartengono a dimensioni per noi inconcepibili, irradiati dalla Luce immortale ed eterna dello Spirito.

 

LA SCRITTURA AUTOMATICA

La scrittura automatica è quel fenomeno, noto in psichiatria, in psicologia ed in parapsicologia, per il quale un soggetto in stato di sonnambulismo, di ipnosi, in trance o comunque in stato di allocoscienza (al greco allo = diverso. Stato di conoscenza diverso: trance, stati ipnotici, delirio, suggestione, sonno, estasi. L'allocoscienza favorisce il prodursi di fenomeni paranormali) e, talora, anche di veglia, scrive inconsciamente dando comunicazioni di vario genere.

Questo fenomeno non è di per sé una manifestazione paranormale, infatti, in psicologia che se ne avvale per l'analisi del profondo, esso viene considerato come espressione dell'io inconscio. Esso assume però aspetto paranormale allorché il soggetto, scrivendo, fa comunicazioni che rivelino forme di telepatia, chiaroveggenza, precognizione, ecc. cioè dà notizie di cose ed eventi, che non può conoscere, o di fatti futuri (che poi avvengono) oppure si esprime in una lingua sconosciuta e così via... Quando si parla di scrittura automatica si cerca soprattutto di capirne la matrice e la causa, cioè, chi è veramente che scrive? Da chi o cosa provengono i messaggi?

In sintesi la scrittura automatica è la capacità di scrivere senza l'ausilio della propria volontà diretta e senza avere cognizione di ciò che si sta scrivendo. Il soggetto appoggia una penna su un foglio e attende; la mano si muove da sola (appunto automaticamente) e scrive delle parole o frasi che non corrispondono al pensiero di chi scrive. Questa personalità astratta viene chiamata entità. Il soggetto scrivente viene comunemente chiamato medium. Questo termine significa mezzo e solo gli spiritisti lo utilizzano come mezzo fra una dimensione (terrena) e l'altra (aldilà). In realtà questo termine è possibile usarlo, sì come mezzo, ma fra una dimensione conosciuta (realtà oggettiva) e un'altra sconosciuta (l'inconscio del profondo, collettivo o personale, ecc.) Si dice che il mezzo scriva in trance (stato di coscienza modificato). Attualmente nel Centro di Parapsicologia " Luce e Ombre " esiste una Medium Scrivente di nome Anna che oltre ad ottenere ottimi risultati con la scrittura medianica dipinge anche sempre sotto influenza Spirituale.

La scrittura automatica presenta varie matrici, a seconda della predisposizione psichica, emotiva e delle convinzioni personali del soggetto scrivente, per cui la messaggistica si divide in vari filoni, sia come matrice sia come risultato. La prima divisione viene fatta in tre categorie principali, che sono: la messaggistica di ispirazione letteraria, quella spiritista e quella mistica; quest'ultima assomiglia a quella spiritica, ma si differenzia con il nome di spiritualista. Ciò dipende dal fatto che chi segue la teoria spiritualistico-mistica, in genere è di estrazione cattolica e poiché la chiesa cristiana ritiene lo spiritismo e affini un prodotto demoniaco da allontanare, i mistici sembrano avere creato una chiesa nella chiesa, con i risultati che i loro prodotti possono essere un'alterazione delle dottrine cristiane. Esistono altre forme di s.a. - diagnostica (ricerca di malattie), reincarnazionistica (racconti di vite passate), futurista (entità che provengono dal futuro), telepatica (ricezione del pensiero altrui). Tutte queste manifestazioni possono interagire tra loro: le più comuni sono quelle di dialogo personale e l'assegnazione della provenienza è comunque sempre una convinzione soggettiva. Infine segnaliamo i soggetti che usano la s.a. come ricerca interiore e che pur avendo svariati fenomeni, non li definiscono al di sopra delle proprie motivazioni facendo delle ipotesi di studio (sono molto rari). Per dovere è bene segnalare che la stragrande maggioranza degli scrittori automatici dichiara di ricevere le comunicazioni da entità o spiriti di trapassati. Questa convinzione dipende dal fatto che sono gli stessi comunicanti a definirsi entità o spiriti.

Come si fa?

È necessario scegliere un ambiente tranquillo, isolandosi da rumori, e rimanere da soli. Una regola essenziale è quella di evitare di fare l'esperimento quando si è troppo stanchi, nervosi, ammalati o troppo depressi. In genere in questi stati si ha un risultato tendente al pessimismo con conseguenze, per il soggetto, ancora più deleterie. Dopo aver trovato una comoda sistemazione in assoluta tranquillità d'animo e nel silenzio dell'ambiente, occorre prendere in mano la penna con una presa leggera e delicatamente appoggiarla sul foglio, poi porsi in stato di attesa. Per alcune persone può essere utile fissare la propria attenzione su un oggetto specifico, altri, per lo più religiosi, preferiscono pregare, altri ancora recitare mantra. A questo punto possono accadere due cose: la prima è che la mano rimanga ferma e non faccia muovere la penna; in questo caso se dopo qualche tentativo la mano non si muove, è evidente che non avete messo in moto alcun meccanismo. Nella seconda possibilità invece, iniziate a percepire un formicolio lungo il braccio poi alla mano, oppure un forte bruciore ai muscoli e ai tendini, altrimenti una spinta dell'avambraccio, come se qualcuno dietro di voi vi dirigesse il gomito. Se si è verificata una di queste situazioni la mano farà dei piccoli movimenti e inizierà a dirigere molto lentamente la penna sul foglio facendo dei piccoli puntini, poi delle righe o altri segni. È importantissimo seguire il movimento della penna senza staccarla dal foglio finché non sia la mano stessa a fermarsi. Se la vostra mano è partita siete sicuramente sulla buona strada, avete fatto il primo passo ed il resto è solo questione di tempo ed allenamento.

 

Riporto un brano tratto dal libro "Vers l'Unitè, Sorlot - Lanore, Paris" scritto dalla sig.ra Jeanne Morrannier che contiene le ultime comunicazioni ricevute per "scrittura automatica" dal figlio Georges, deceduto nel 1973. La signora Morrannier ha raccolto le comunicazioni medianiche di Georges in sette libri, nessuno dei quali pubblicato in Italia.  

 

"CIÒ CHE DIVERRETE DOPO LA MORTE"

 

"La transizione tra il mondo terrestre e il mondo spirituale non avviene sempre dolcemente.

Per tutti quelli che sanno che la vita continua dopo la morte, la prova sarà di corta durata. Per quelli che sono pronti, avendo perfettamente compreso che la morte conduce alla vera vita, non vi sarà prova.

Arrivando, accetteranno molto naturalmente di andare verso ciò che li attende. L'espressione "lasciare la terra" non è propriamente esatta. Voi non abbandonerete l'Universo che conoscete, per raggiungerne un altro molto lontano o situato chissà dove. Farete ancora parte del vostro, di quello dei parenti e degli amici dai quali avreste dovuto separarvi. Il termine "separare" è anch'esso errato, poiché voi li vedrete, poiché voi potrete continuare a vivere con essi, ma per essi voi sarete invisibili, voi li avrete "lasciati"; lasciati nella sofferenza di non vedervi più, nel senso che loro crederanno di avervi perduto per sempre. Se la morte vi avrà toccato in una via, per la strada o in un ospedale, la vostra prima idea sarà di ritornare al vostro domicilio. 

E sarà sufficiente pensarlo per esservi. Sul momento non comprenderete come l'avrete raggiunto. È un po' più tardi che constaterete la potenza dello spirito. Se al posto di pensare al vostro domicilio, penserete ad una persona amata o amica, la raggiungerete subito. Parlo di tutti quelli che sono preparati alla sopravvivenza. Voi riconoscerete il vostro ambiente abituale, ma avrete avuto un cambio di dimensione. Avrete raggiunto la nostra. Il mondo con le tre dimensioni spaziali che voi conoscete sarà sempre là, ma sfumerà progressivamente nel vostro "mentale", per fare spazio - mentalmente, insisto - al mondo spirituale che si colloca essenzialmente su una quarta dimensione che noi chiamiamo pensiero o spirito.

Voi coabiterete con le persone terrestri di vostra scelta, potrete rendere visita a chi vorrete, ma vivrete ormai su un altro piano vibratorio, su una frequenza inaccessibile agli esseri terrestri, perlomeno allo stato di veglia. Se sarete pronti a venire da noi, tutto avverrà meravigliosamente. Quelli che hanno fenomeni di sdoppiamento durante i coma, gli svenimenti, le operazioni chirurgiche, gli incidenti e li ricordano, non temono più la morte. Tutti si sdoppiano in tali circostanze, ma pochi lo ricordano. 
Tali persone hanno avuto un'apertura sul nostro mondo, hanno preso coscienza del campo divino nel quale noi viviamo. Sanno ciò che li attende, hanno compreso il senso della vita terrestre, sono cambiati di comportamento, vedono la loro vita sotto un'altra luce. Qualcosa d'altro è intervenuto, qualcosa che gli permetterà d'esistere ancora. Io so che quelli che li ascoltano non sono sistematicamente convinti, ma anche per queste ultime persone il passaggio sarà facilitato. 

È sufficiente infatti che nella vostra vita attuale abbiate inteso parlare della sopravvivenza dell'anima, anche senza credervi, che vi ritorni alla mente tutto a un tratto, nel momento di passaggio, della persona che ve ne ha parlato, o del libro che avete letto a tale proposito... Quando i vostri genitori o parenti anziani muoiono e ci raggiungono, riprendono l'aspetto che avevano quando voi eravate dei fanciulli. Infatti dentro voi stessi, nella vostra memoria avete anche senza averne la percezione, il ricordo dell'aspetto dei vostri genitori da giovani e li riconoscerete senza dubitarne. Di converso, la sostanza del corpo spirituale è totalmente diversa dalla carne. Tutti gli organi fisici sono scomparsi. Il corpo dello spirito non dipende più dalla biologia o dalla chimica, ma solo dalle leggi della fisica.

 Non possiede né muscoli né sistema nervoso. Le cellule organiche appartengono al corpo di carne. È infatti più preciso parlare di facoltà che di organi, parlando di corpo spirituale. È il vostro cervello spirituale che vi condurrà nell'Invisibile e che guiderà totalmente il vostro corpo. Dipenderete da lui come, sulla terra, dipendeste dal vostro cervello fisico. L'attività del pensiero nell'Aldilà è stupefacente. Esso regge tutto: comanda il corpo e vi permetterà di vivere normalmente sul piano spirituale. Troverete sempre qualcuno che si prenderà cura di voi, si tratta della vostra guida. Fa parte del suo compito l'attendervi e l'aiutarvi nel difficile momento in cui abbonderete il vostro involucro terrestre. L'ho sempre detto, la maggior parte di noi ha bisogno di conforto in quel preciso istante.

Troppe poche persone sanno che la vita continua dopo la morte. Lo constato tutti i giorni del vostro tempo. Parlo del tempo, in quanto non ha nulla a che vedere con il nostro. Sarete quindi accolti al vostro arrivo, sia dalla vostra guida che dai vostri cari scomparsi.

La separazione è meno dolorosa per noi che per voi, in quanto noi siamo in grado di vedervi e sentirvi. Ma l'assenza di comunicazione è talvolta molto difficile da sopportare, da una parte come dall'altra.

Vi sarà sempre qualcuno per confortarvi e capace di spiegarvi perché siete ancora vivi, perché la vostra famiglia terrestre non vi può vedere, e perché non potete più reintegrare il vostro corpo fisico. Poi, molto rapidamente, farete il bilancio della vostra vita. Che sarà una sorta di confessione sotto il controllo della vostra guida, la quale conosce tutto di voi. Come in un film tutte le azioni ritorneranno alla memoria, le buone e le meno buone. 

Ma a differenza di quanto asserivano le religioni dell'antico Egitto, non vi saranno bilanci o giudizi neri e bianchi. Molto presto, se il passaggio non è stato particolarmente doloroso, vi immergerete in una sorta di sonno sempre necessario per meglio vivere la transizione tra i due mondi. È il riposo dell'anima: non è che un periodo, differente tra individuo ed individuo. I bambini e le persone anziane si risveglieranno molto velocemente, avendo fretta di condividere la vita degli altri. E ciò avverrà nei luoghi a voi conosciuti, non certamente sulle nuvole o "nel cielo".

Per l'anima ci sarà una profonda impressione di benessere, di calore morale e d'amore. Sarete molto sensibili alla potenza misteriosa del campo divino che ci avvolge, che penetra l'anima rendendola più serena, più adatta al soccorso, all'assistenza, ad amare. Risentirete di questa profonda impressione di calma interiore, di pace con voi stessi e con gli altri dispensata dalle "onde" spirituali. Non appena avrete appreso a muovervi col pensiero, sarete inviati ad accogliere i morenti della terra, con la priorità verso i vostri familiari, ma anche verso degli sconosciuti. 

Nello stesso modo in cui voi siete stati accolti al vostro arrivo nell'Invisibile, così voi dovrete accogliere i nuovi venuti. Sarete inviati sulle vie, nelle strade, negli ospedali o al domicilio dei morenti. La solidarietà e l'aiuto reciproco non sono delle parole vuote nel nostro mondo. Aiutare nel passaggio, sarà il vostro primo dovere e voi saprete adempiervi. Inoltre potrete proteggere la vostra famiglia rimasta sulla terra. Vi eserciterete così con grande contentezza al vostro futuro compito di guida. Voi sarete interamente degli esseri spirituali. Passerete nell'Invisibile con la stessa personalità, le stesse qualità e gli stessi difetti della vita terrestre che starete per abbandonare.

È questo che spiega la presenza, nell'Aldilà di disincarnati così diversi gli uni dagli altri. Voi continuerete ad agire e a pensare, ma con un altro scopo, quello di evolvervi. 

Non dovete più temere la morte. Essa non è che una transizione tra i nostri due mondi. È un passaggio su un'altra dimensione, è il ritorno verso un'esistenza che avevate dimenticato e che è decisamente più gradevole, esente da preoccupazioni e problemi di sorta. Essa comporta una separazione inevitabile nelle famiglie, ma una separazione provvisoria che per noi non esiste, in quanto noi non vi lasciamo mai veramente. Imparate a vivere con i vostri scomparsi invisibili. Voi non li vedete, ma nonostante ciò essi sono vicini a voi, realmente viventi e perfettamente coscienti. Diventano molto felici quando voi avrete capito che essi continuano a vivere e ad amarvi. Accettate per loro questa nuova esistenza. Sarà la vostra, un giorno."

 

Naturalmente non finisce qui. Cosa faremo ancora quando... saremo là?

Ma se i morti sono vivi, che genere di vita conducono? Vi sono molte gradazioni e varietà, ma essa è sempre più felice di quella terrena. Come dice un'Antica Scrittura: "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e là nessun tormento può toccarli".

Alla vista dell'ignorante le persone sembrano morire; la loro scomparsa è considerata come una sventura ed il loro allontanarsi da noi come una completa distruzione, ma esse sono in pace.

Liberiamoci dunque da teorie antiquate: chi muore non balza improvvisamente in un cielo impossibile od in un impossibile inferno. Non esiste inferno, nel senso empio della parola, e non esiste inferno in alcun luogo ed in alcun senso, tranne quello che ogni uomo forma per sé stesso.

La morte non porta alcun mutamento all'uomo; essa non lo fa diventare ad un tratto un angelo od un santo né gli conferisce immediatamente la sapienza dei secoli: il giorno dopo la sua morte egli è precisamente lo stesso uomo dei giorno prima, con gli stessi sentimenti, le stesse disposizioni, lo stesso sviluppo intellettuale. La sola differenza è che egli ha perduto il corpo fisico.

E ciò cosa significa?

Significa liberazione da ogni possibilità di dolore o di stanchezza; liberazione da ogni faticoso dovere, libertà completa, forse per la prima volta nella sua vita, di fare precisamente quello che vuole. 

Nella vita fisica è legato ed impacciato, a meno che non appartenga a quella piccola minoranza che vive di rendita, e si trova sempre nella necessità di lavorare per guadagnare il denaro necessario per procurarsi il cibo, il vestiario e la casa per sé e per coloro che dipendono da lui. In ben pochi casi, forse quelli dell'artista o del letterato, il lavoro è una gioia, ma la maggior parte degli uomini è costretta ad un lavoro che non farebbe se non fosse spinta dalla necessità.

Nel mondo spirituale non occorre denaro, non occorrono né cibo né vestiti né riparo; il suo splendore e le sue bellezze sono a disposizione di quanti vi dimorano, senza bisogno di comprarli.

Nella materia rarefatta dei corpo spirituale ci si può aggirare liberamente ovunque ed a piacere: chi ama le bellezze delle foreste, dei mare, dei cielo, può a suo piacimento visitare i più pittoreschi paesi della Terra.

Chi ama l'arte può trascorrere il suo tempo nella contemplazione dei capolavori dei più grandi uomini. Chi è amante della musica può assistere alle esecuzioni dei più celebri artisti e delle migliori orchestre dei mondo. Ciascuno può dedicarsi interamente alla soddisfazione dei suoi gusti purché il godimento che desidera sia fra quelli dell'intelletto o dei sentimenti superiori e non abbia bisogno dei corpo fisico per essere appagato. 

È quindi evidente che ogni persona rispettabile e ragionevole è infinitamente più felice dopo la morte che non prima, avendo la possibilità non solo di procurarsi i piaceri che desidera, ma anche di fare progressi nelle cose che più lo interessano.

Vi sono infelici nel mondo dell'oltretomba? Sì, vi sono. Poiché quella vita è il seguito inevitabile di questa, ed ogni persona è la stessa di ciò che era prima di abbandonare il proprio corpo fisico e morire, e se i piaceri che essa amava nel mondo materiale erano bassi e grossolani, si troverà nell'altro mondo nell'impossibilità di soddisfare i suoi desideri: il beone soffrirà una sete inestinguibile, non avendo più un corpo con il quale calmarla; il goloso sarà tormentato dalla privazione dei piaceri della tavola; l'avaro non troverà più denaro da accumulare.

Chi si sarà abbandonato in vita a basse passioni le troverà nell'altro mondo come roditrici implacabili: l'uomo sensuale palpiterà ancora di brame che non potrà soddisfare; il geloso sarà lacerato dalla gelosia, ed inoltre non potrà più intromettersi nelle azioni che vorrebbe impedire.

Tutti questi tipi di persone soffrono senza dubbio nell'aldilà, ma soltanto coloro le cui passioni sono state grossolane e fisiche per natura. In ogni caso anche allora essi sono padroni dei loro destino: non devono far altro che vincere le loro basse inclinazioni e subito sono liberati dalle sofferenze che esse procurano loro. 

In breve, non esiste ciò che normalmente si chiama punizione, ma solo il risultato naturale di cause messe in moto. Basta togliere la causa per farne cessare l'effetto, non sempre immediatamente, ma non appena si sia esaurita l'energia della causa ecco che anche l'effetto svanisce.

 

LA N.D.E. (Near Death Experience) DI BRIAN GLENN

 

Quello che stiamo per leggere è un episodio che riguarda un bambino di 3 anni, Brian Glenn, avvenuto nel 1994, e raccontato da Lloyd Glenn, papà di Brian.

"Il 22 luglio di quell'anno mi stavo recando per affari nella città di Washington.

Tutto procedeva come al solito, finché non atterrai a Denver per prendere un altro aereo. Mentre prendevo i miei bagagli dal ripostiglio in alto, si sentì un annuncio in cui si chiedeva a Lloyd Glenn di contattare immediatamente il rappresentante del Servizio Clienti. Io non vi prestai attenzione finché non raggiunsi la porta di uscita dall'aereo e non udii un signore che chiedeva a tutti i passeggeri maschi se erano il signor Glenn. In quel momento mi resi conto che qualcosa non stava andando bene ed il mio cuore ebbe un balzo. Quando fui sceso dall'aereo, un giovanotto con l'espressione seria mi vene incontro e disse: 'Signor Glenn, c'è stata un'emergenza a casa sua: non so dirle di cosa si tratti o chi vi sia coinvolto, ma la posso accompagnare ad un telefono dal quale potrà chiamare l'ospedale'.

Avevo il cuore in tumulto, ma la volontà di restare calmo prevalse.

Automaticamente, seguii quello sconosciuto fino ad un telefono distante, dal quale chiamai il numero che mi aveva dato per parlare con l'ospedale. La mia chiamata fu passata al reparto traumi dal quale venni a sapere che Brian, il mio figlioletto di tre anni, era rimasto intrappolato per diversi minuti sotto la saracinesca automatica del garage di casa, e che quando mia moglie l'aveva trovato non dava segni di vita. Un vicino di casa, che era anche medico, gli aveva praticato la CPR (rianimazione cardiopolmonare), ed il personale paramedico aveva continuato il trattamento mentre Brian veniva trasferito all'ospedale.

Nel momento in cui parlavo al telefono Brian era stato rianimato ed i medici pensavano che sarebbe sopravvissuto, ma non non erano ancora in grado di valutare l'entità dei danni che erano stati causati al suo cervello ed al cuore. Mi spiegarono che la porta si era chiusa su di lui, facendo pressione sul suo piccolo sterno proprio sopra il cuore. Era stato gravemente schiacciato. Dopo aver parlato con lo staff dei medici, mia moglie sembrava molto provata e preoccupata, ma non isterica, ed io trovai conforto nella sua calma. Il volo di ritorno sembrò durare un'eternità, ma finalmente arrivai all'ospedale, sei ore dopo che la disgrazia aveva avuto luogo.

Quando raggiunsi l'unità di cure intensive, nulla mi aveva preparato all'impatto di vedere il mio piccolo giacere immobile su un grande letto circondato da tubi e da macchinari ovunque. Era attaccato ad un respiratore. Detti uno sguardo a mia moglie che stava al suo fianco: era come un terribile sogno. Fui ragguagliato su ogni dettaglio e mi fu comunicata la prognosi riservata. Brian sarebbe sopravvissuto, ed i test preliminari indicavano che il cuore non era stato danneggiato, e questo sembrava già un miracolo. Ma solo il tempo poteva dire se il cervello aveva subito dei danni.

Durante le ore seguenti, che sembravano interminabili, mia moglie era calma. Sentiva che alla fine Brian sarebbe tornato come prima. Io mi aggrappavo alle sue parole ed alla sua fede come ad una corda di salvataggio. Per quella notte e per tutto il giorno seguente Brian rimase in stato di incoscienza. Mi sembrò che fosse passata un'eternità da quando ero partito per il mio viaggio di affari il giorno prima.

Finalmente, alle due del pomeriggio, nostro figlio riprese conoscenza e si mise a sedere pronunciando le più belle parole che io abbia mai sentito dire: "Papà, abbracciami!" mentre tendeva verso di me le sue piccole braccia.

Il giorno seguente ci fu detto che era fuori pericolo, e che non c'era traccia di deficit di natura fisica o neurologica, e la storia della sua miracolosa ripresa si diffuse per tutto l'ospedale. Non potete immaginare la nostra gioia e la nostra gratitudine. Nel riportare a casa Brian, avevamo quello speciale sentimento di profondo rispetto per la vita e per l'amore del nostro Padre celeste che viene a coloro che hanno sfiorato la morte così da vicino. Nei giorni seguenti in casa nostra c'era un'atmosfera tutta particolare.

Gli altri nostri due figli erano molto più affettuosi verso il loro fratellino, mia moglie ed io eravamo molto più vicini l'un l'altro, e tutti noi ci sentivamo uniti in una vera famiglia. La vita si svolgeva ad un ritmo meno stressante. La vera importanza delle cose era molto più a fuoco, e l'equilibrio più facile da raggiungere e da mantenere. Ci sentivamo davvero benedetti, e la nostra gratitudine era sincera e profonda.

Quasi un mese più tardi Brian si risvegliò dal suo sonnellino pomeridiano e disse: "Mamma, siediti qui, ho qualcosa da raccontarti". Alla sua età, Brian di solito parlava a brevi frasi, così il sentirlo esprimersi in questo modo sorprese mia moglie. Si sedette accanto a lui sul lettino e lui cominciò a raccontare la sua notevole e preziosa storia. "Ti ricordi quando restai bloccato sotto la porta del garage? Beh, era così pesante che faceva davvero molto male. Io ti chiamai, ma tu non mi potevi sentire. Cominciai a gridare, ma poi il dolore era troppo forte. Ed allora gli 'uccelli' vennero da me".

"Gli uccelli?" chiese mia moglie, meravigliata. "Sì – replicò Brian – gli uccelli fecero un suono frusciante e volarono nel garage. Si presero cura di me".

"Davvero?"

"Certo. Uno degli uccelli venne a cercarti, e poi ti disse che io ero rimasto schiacciato sotto la porta del garage". Un dolce sentimento di riverenza riempì la stanza. Lo spirito era così forte, e nello stesso tempo più leggero dell'aria. Mia moglie comprese che un bambino di tre anni non ha nessuna nozione della morte e degli spiriti, e così si stava riferendo agli esseri che erano venuti ad aiutarlo dall'aldilà chiamandoli "uccelli" dato che stavano sospesi nell'aria come uccelli che volano.

"Com'erano quegli uccelli?" chiese mia moglie. E Brian: "Erano così belli. Erano tutti vestiti di bianco, tutti bianchi. Qualcuno era verde e bianco, ma gli altri erano solo bianchi".

"E ti hanno detto qualcosa?" "Sì – rispose –. Mi dissero che il bambino si sarebbe salvato".

"Quale bambino?" E Brian rispose: "Il bambino che era steso sul pavimento del garage". E continuò: "Tu sei arrivata ed hai aperto la porta del garage correndo verso il bambino. Hai detto al bambino di restare e di non andarsene". Mia moglie quasi svenne nel sentire queste parole, perché lei si era realmente avvicinata ed inginocchiata accanto al corpo di Brian e vedendone il torace schiacciato e l'espressione irriconoscibile, temendo che fosse già morto, si era guardata intorno ed aveva sussurrato: "Non lasciarci, Brian, ti prego, resta con noi se puoi". Nel sentire Brian ripetere le parole che lei gli aveva detto, comprese che il suo spirito aveva lasciato il corpo e lo stava guardando dall'alto. "Cosa successe poi?" domandò.

"Partimmo per un viaggio, lontano lontano…" Era sempre più agitato, mentre non trovava le parole per dirci quello che ci voleva raccontare. Mia moglie cercò di calmarlo e di confortarlo, e gli fece capire che andava tutto bene. Brian era teso nello sforzo di dirci qualcosa che evidentemente per lui era molto importante, ma per lui era troppo difficile trovare le parole. "Volavamo così veloci su in aria. Sono così carini, mamma" aggiunse. "E ce ne sono tanti tanti, di uccelli". Mia moglie era sbalordita, e nella sua mente il dolce conforto dello spirito l'avvolgeva più profondamente, e con un'urgenza che non aveva conosciuto prima d'allora.

Brian continuò raccontandole che gli uccelli gli avevano detto che lui doveva tornare indietro e parlare a tutti de quel che aveva visto. Disse che l'avevano riportato indietro fino a casa, dove c'erano un grande camion dei pompieri ed un'ambulanza. Un uomo stava portando fuori il bambino su un lettino bianco, e lui aveva cercato di dire a quell'uomo che al bimbo sarebbe andato tutto bene, ma l'uomo non riusciva a sentirlo. Gli uccelli gli avevano detto che avrebbe dovuto andare via con l'ambulanza, ma loro sarebbero rimasti accanto a lui.

Erano così piacevoli e dolci, e lui non voleva tornare indietro. E poi arrivò la luce splendente, e Brian disse che la luce era tanto brillante e tanto calda, e che lui l'amava moltissimo. Qualcuno stava dentro la luce e lo abbracciò e gli disse: "Io ti amo ma tu devi tornare indietro: devi giocare a baseball e devi raccontare a tutti degli uccelli". Poi la persona che stava nella luce splendente lo baciò e lo salutò facendogli ciao ciao con la mano. E poi, woosh, venne un grande suono e tutti se ne andarono tra le nuvole.

Il racconto andò avanti per un'ora. Ci disse che gli uccelli sono sempre accanto a noi, ma noi non li vediamo perché guardiamo con gli occhi e non li sentiamo perché ascoltiamo con le orecchie. Ma loro ci sono sempre, e li possiamo sentire solo qui (e si mise la mano sul cuore). Ci sussurrano i consigli per aiutarci a fare quello che è giusto, perché ci vogliono tanto bene. Brian continuò dicendo: "Io ho un progetto, mamma. Anche tu hai un progetto, ed anche il papà. Ognuno ha un progetto. Noi tutti dobbiamo vivere il nostro progetto e mantenere le nostre promesse. Gli uccelli ci aiutano in questo, perché ci amano tanto tanto".

Durante le settimane che seguirono, Brian tornò spesso sull'argomento, raccontandoci ogni volta tutta la storia, o parte di essa. La storia restava sempre la stessa, ed i dettagli non cambiavano mai, e nemmeno erano fuori posto. In alcuni casi aggiunse qualche altra informazione o cercò di chiarire il messaggio che ci aveva già trasmesso. Non smise mai di stupirci la sua capacità di raccontarci simili dettagli con espressioni che andavano al di là della sua abilità verbale quando parlava degli uccelli.

Ovunque andasse, raccontava degli uccelli anche a persone che gli erano del tutto sconosciute. Nessuno lo guardò mai in modo strano in tali circostanze. Invece, quelli che lo ascoltavano avevano sempre uno sguardo di profonda dolcezza e sorridevano. Non c'è neanche bisogno di dirlo, da quel giorno noi non siamo più stati quegli stessi di prima, ed io prego di non dover mai tornare ad essere com'ero."

Fonte: http://www.nonapritequelportale.com
 

LA STORIA DI CAMERON, IL BAMBINO CON DUE VITE

 

Si può vivere due volte? Esistono davvero prove di una "vita oltre la vita"? Per dare un barlume di luce a questi quesiti, c'è una storia che merita di essere raccontata. Riguarda un bambino scozzese, Cameron Macaulay (nella foto con la madre Norma), che vive a Clydebank, nei pressi di Glasgow, in Scozia, il quale dall'età di due anni ricorda di aver già vissuto una vita precedente trascorsa nella remota isola scozzese di Barra. L'isola esiste ma lui non c'è mai stato, eppure descrive cose che, diversamente, non potrebbe aver mai saputo o visto.

Sembrerebbe una storia di millantata reincarnazione come tante altre nel mondo, ma il caso è stato studiato a lungo dallo psichiatra Jim Tucker, direttore di un apposito dipartimento presso l'Università della Virginia, e non si spiega.

Sul caso di Cameron, davvero incredibile, si è interessato anche il giornalista Roberto Giacobbo, che ha curato il servizio "Il bambino che visse due volte" e trasmesso da "Voyager" su RAIDUE il 15 ottobre 2007.

"Aveva tre anni quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un'isola a 300 chilometri di distanza. Parlava dei suoi tre fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta".
"Non devi temere la morte" - mi diceva - "perché si ritorna: io mi chiamavo Cameron anche prima".

"Non fa che ripetere di essere stato a Barra e di essere caduto - dice Norma - e, quando gli chiedo cosa significhi, lui mi risponde che c'era una specie di buco attraverso il quale è arrivato fin qui."

All'asilo disegnava una casa bianca, davanti al mare; a sua madre "attuale" chiedeva che fine avesse fatto il cane maculato e la macchina nera.

Con il passare degli anni, i ricordi di Cameron si fanno più dettagliati. "Iniziò a lamentarsi perché nell'altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno".

E poi perché "nell'altra vita trascorrevo i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l'altra famiglia viaggiavo molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia".

Il bambino sembra ricordare bene diverse cose della sua vita trascorsa su quell'isola: "il mio posto preferito a Barra era la spiaggia. Ci portavo spesso il mio cane, con cui io e i miei fratelli giocavamo sempre."

Ripete sempre - narra Norma - che sull'isola c'era una spiaggetta su cui atterravano dei piccoli aeroplani, che a Barra c'erano un sacco di posti cui andare a correre, mentre a Glasgow, dove viviamo,non ce ne sono tanti perché le case sono troppo vicine tra loro. Una volta gli dissi che un giorno avrei voluto portarlo a Barra e lui mi rispose che allora mi avrebbe fatto vedere dove aveva abitato e tutti i posti che conosceva."

La mamma, i parenti e le maestre resistono fino al sesto compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché "gli mancava la sua famiglia di Barra".

È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell'Isola di Barra, con al seguito una telecamera e il dottor Jim Tucker, esperto in reincarnazioni.

Cameron, la madre e il dottor Tucker si avviano verso la casa di Barra che poi il bambino riconosce come quella in cui avrebbe soggiornato in un'altra vita.

 

"Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni". A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo. "Nel 70% dei casi - spiega Tucker - i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici". Occasioni in cui, secondo l'esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. "La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron - commenta Tucker - e questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un'entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo".

"Cameron era raggiante, trovò l'entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia", racconta la madre.

Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all'anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato».

Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.

Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un'entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito - dice - sono più di cento i casi simili a quello di Cameron».  

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