Cosa succede dopo la morte?
La vita terrena dell’uomo termina con la
morte, ma dopo la morte cosa c’è?
Una domanda che almeno una volta nella vita
tutti ci siamo posti. E infatti, cosa
succede quando si muore? Dove si va, o
meglio, dove va l'anima? Il paradiso,
l'inferno, il tunnel... cosa c'è di vero?
Nel corso dei secoli l'uomo ha cercato nella
filosofia e nelle tradizioni religiose, nel
tentativo di sottrarsi al timore generato da
questi interrogativi, di darsi delle
risposte. Ma vediamo come il web
tratta sull’argomento.
Gli atei (coloro che non credono
nell'esistenza di Dio) affermano che l'uomo
non è altro che un animale. Essi negano che
vi sia un'anima che sopravvive al corpo e
perciò ritengono che dopo la morte non vi
sia nulla. Essi credono che la morte sia la
fine totale e irrimediabile della vita
dell'individuo, e che la vita vada quindi
vissuta fintanto che dura, o per un ideale
comune o per il piacere egoistico.
Altri, invece, credono nelle più disparate
forme di spiritualità orientale, in
particolare nella teoria della
reincarnazione, e in una grande energia
cosmica impersonale che pervade tutto e
tutti. Morire è per loro il passaggio da
un'esistenza terrena a un'altra. L'anima
continua a passare attraverso una lunga
catena di reincarnazioni, cioè a
reincarnarsi in altri esseri umani finché
non ha raccolto tutte le conseguenze delle
proprie azioni.
Le religioni africane insegnano che
i morti continuano a
intervenire nella vita dei discendenti sotto
forma di "spiriti protettori". I bambini,
gli "anormali" e i morti di morte violenta
sono invece esclusi da questo ruolo e
rimangono degli spiriti vaganti e
pericolosi. Non è dello stesso avviso la
religione Ebraica che si basa sull'Antico
Testamento della Bibbia e asserisce che vi
sarà la risurrezione di tutti gli esseri
umani dopo il Giudizio finale da parte di
Dio. L'Ebraismo insegna che quando si muore,
l'anima lascia il corpo e raggiunge tutte le
altre anime che riposano nell’Ades, il
soggiorno dei morti. Anche la religione
Islamica attesta l'esistenza dell'anima e
l'esistenza di un giorno destinato al
Giudizio finale, detto "l'ultimo giorno".
L'Islam insegna che chi non crede in Allah è
destinato all'inferno; chi invece è stato
sufficientemente giusto potrà contemplare
Allah.
I Testimoni di Geova insegnano a non
credere nel cielo e nell'inferno, e fondono
il concetto di paradiso con quello di vita
terrena. Il loro pensiero è che i morti che
saranno stati sufficientemente giusti, un
giorno ricominceranno a vivere "una nuova
vita su una terra paradisiaca" in questo
mondo. Per sostenere questa idea prendono il
verso biblico di Giovanni 5:28,29. Ma cosa
dice in realtà questo verso? Niente di tutto
questo. Gesù dichiara semplicemente che
tutti i morti risusciteranno, e fa solo due
distinzioni: alcuni risusciteranno in
"risurrezione di vita" (la vita eterna con
Dio) e gli altri in "resurrezione di
giudizio" (il giudizio finale descritto
nell’Apocalisse). Inoltre affermano anche
che l'inferno non esiste, essi, infatti,
dicono che nella Bibbia non si parla di un
inferno di fuoco e che una volta morti si
torna soltanto alla polvere,
all'inesistenza; chi sarà ritenuto degno
potrà invece vivere sulla terra.
La verità è che il Signore Gesù Cristo parlò
più dell'inferno che del cielo, e ha detto
con chiarezza che l'inferno è come una
fornace ardente (Matteo 13:49-50), un fuoco
inestinguibile (Marco 9:42-48) ed eterno
(Matteo 18:8).
Il Cattolicesimo, rifacendosi in
parte alla Bibbia ma anche, purtroppo, in
larga misura alle tradizioni religiose
romane, insegna che quando si muore esistono
tre destinazioni possibili per l'anima del
defunto: paradiso, inferno, e purgatorio (la
Bibbia invece parla soltanto dei primi due,
e ammette due sole condizioni possibili per
i defunti: salvati, e non salvati).
Secondo la chiesa cattolica, il
purgatorio è un luogo di tormento dove vanno
coloro che muoiono in grazia a espiare la
pena dovuta per i loro peccati. I parenti
che vogliono aiutare un defunto a uscire del
purgatorio possono rivolgersi alla chiesa
cattolica, la quale effettuerà una messa di
suffragio per «aiutarli». Ancora più
efficace sarebbe la messa offerta
sull'«altare privilegiato», che avrebbe il
potere di fare uscire subito l'anima dal
purgatorio.
Il Cattolicesimo inoltre, come certe
religioni africane, insegna che i defunti ci
ascoltano, ci aiutano e che vanno pregati.
La Bibbia insegna invece che i morti non
sono in grado di fare niente di tutto questo
e vieta di rivolgersi a loro.
Ma è proprio come dice la Bibbia?
Sul suo libro «I morti ci parlano», padre
François Brune riporta un episodio
accaduto ad una donna francese, scopertasi
medium, dopo la morte si suo figlio. Ecco
cosa gli è successo:
Georges Morranier era un giovane insegnante
di fisica alla facoltà di scienze. Aveva
intrapreso un cammino di vita interiore, che
lo aveva portato a praticare lo yoga reale,
senza una guida e senza un'adeguata
conoscenza della tecnica. A seguito di ciò
dapprima fu preso da indifferenza per la
vita, poi finì col cadere, a poco a poco, in
uno stato di profonda depressione: in breve,
si aggravò a tal punto da restare vittima
della sua mania suicida e, nel settembre del
1973, all'età di 29 anni, si tolse la vita.
Con quel gesto, dovuto unicamente alla sua
follia, egli abbreviò la vita del suo corpo
fisico, ma non fu così per il suo corpo
animico, la cui carica vitale residua lo
mantenne legato alla terra per tutto il
tempo previsto dal programma di vita che il
suo ego aveva accettato al momento della
nascita. E,
tramite la medianità di sua madre, egli
comunica le sue prime esperienze dopo il
trapasso, che sono quelle di un abitante
invisibile del pianeta Terra. Inoltre
traccia lo schema evolutivo del mondo
animico, che si articolerebbe in sette
livelli (o sfere). La settima sfera sarebbe
riservata a coloro che in vita si dedicarono
a Dio: i religiosi, gli asceti, i mistici di
tutte le religioni, ma già dalla quinta
sfera si beneficherebbe dell'insegnamento
delle guide superiori.
Subito dopo il trapasso, egli trasmette alla
madre le sue prime impressioni e le
inevitabili difficoltà inerenti alla
necessità di doversi muovere con un corpo
animico invisibile in un mondo fatto di
materia fisica densa. Egli descrive così
queste sue prime esperienze: «Prima di
tutto bisogna imparare a tenersi in piedi,
poi a camminare, come i neonati sulla terra.
All'inizio facciamo dei salti, come in
assenza di gravità, come gli astronauti
sulla Luna... e poi impariamo a sederci
sulle vostre sedie, perché noi non ne
abbiamo. E qui c'è veramente da ridere
perché, come puoi ben immaginare, cadiamo
per terra. Tutto quest'apprendistato si
compie in poco tempo, soprattutto quando si
è neofiti intelligenti.»
Poi ribadisce il concetto di essere rimasto
a condividere con gli umani incarnati, la
vita sulla Terra.
«Vorrei spiegarti ciò che molti terrestri
non capiscono, vale a dire che noi viviamo
con voi, viviamo nei vostri appartamenti e
nelle vostre case, ci stendiamo sui vostri
letti quando ne abbiamo voglia e quando voi
non ci state, ci sediamo sulle vostre
poltrone e sulle vostre sedie, e
intratteniamo gioiosi conciliaboli
soprattutto mentre dormite, un momento che
ci lascia piena libertà di azione, vi
ascoltiamo mentre discutete, vi guardiamo
vivere con gioia distaccata, vi aiutiamo con
la forza del pensiero, a volte con un
intervento, non percepito da parte vostra,
ma efficace. È il nostro compito, ma è anche
una vera gioia...»
Un messaggio senza precedenti, se così fosse
possiamo essere un po’ più tranquilli e si
penserebbe con meno brivido a ciò che
avverrebbe dopo il «trapasso». Confortevole
anche il fatto di avere vicino… i nostri
cari defunti che, a sentire l’entità, ci
aiutano nei momenti difficili! Ma cosa sono
queste «sfere»?
Quando si parla di «sfera astrale», non si
deve pensare ad una sorta di pianeta
fluidico in cui la vita si svolge in modo
omogeneo con le stesse caratteristiche in
ogni suo luogo. È in realtà uno stato di
coscienza le cui caratteristiche animiche
possono variare da un sito ad un altro e
spesso anche con notevoli varianti. È un po'
quanto avviene nelle grandi città della
terra in cui, oltre ai quartieri signorili,
sono presenti le zone popolari o,
addirittura, rioni malfamati dove prospera
la malavita. Il cosiddetto «basso astrale» è
appunto una suddivisione della prima sfera
che si distingue per il fatto che comprende
quello stato intermedio attribuito da tutte
le grandi religioni al purgatorio, dove
l'uomo, dopo il trapasso, dimora
temporaneamente, nell'attesa di raggiungere
il suo "Cielo". È una vasta regione che si
può pensare delimitata da un confine
superiore, che è quello rappresentato dalla
controparte astrale del piano fisico, e da
uno inferiore, dal quale si accede
all'Erebo, o Inferno.
Ed infatti nel mondo astrale accede
l’anima del defunto e se
la coscienza del defunto non è appesantita
da rimorsi, o agitata da violente passioni,
o gravata da vizi, allora il trapassato non
ha motivo di sostare nella prima sfera. Ma è
qui, sulla soglia del mondo astrale, che gli
si fanno incontro i suoi cari, con le
sembianze che avevano un tempo. Ed è per lui
un grande sollievo rivedere i genitori, la
sposa (o lo sposo), i figli e gli amici, i
quali lo confortano, gli alleviano il trauma
del trapasso e lo accompagnano nel viaggio
verso la sua prossima dimora astrale.
D'altra parte, anche chi è passato
attraverso l'esperienza dell'espiazione,
dopo un periodo di tempo più o meno lungo,
comincia, con il risveglio, a sentire
l'impulso di allontanarsi da tutto ciò che
era in qualche modo legato alle cose
meschine e triviali della vita trascorsa. È
allora che egli intravede la possibilità di
fare più utili e interessanti esperienze
nella superiore sfera astrale. Finalmente
decide di vivere la sua vita in armonia col
suo attuale stadio evolutivo, il che può
avvenire sulla seconda sfera, dove però può
incontrare individui che non sanno ancora
sottrarsi del tutto al richiamo di un tenore
di vita assai simile a quello che avevano in
vita.
Infatti, nelle prime due sfere, le più
vicine al nostro mondo fisico, gli abitanti
permanenti vivono un tipo di vita assai
simile a quello dal quale erano attratti
quando erano sulla terra. Sulla base dei
resoconti dei viaggiatori astrali, tutto fa
ritenere che, nella maggior parte dei casi,
questi individui non rimangano lì per tutta
la durata della loro esistenza astrale. Vi
possono, tuttavia, essere individui così
attratti dall'esistenza materiale, che non
desiderano progredire oltre e non passano
subito alle sfere più alte del mondo
astrale.
Non ci dobbiamo meravigliare delle notizie
che ci giungono da varie fonti (medianità,
sdoppiamenti, transcomunicazione
elettronica) circa il tipo di vita
similterrena che si conduce su queste sfere.
In questi resoconti si parla di una vita
sociale organizzata secondo schemi e
ambienti non dissimili da quelli terreni. Vi
si descrivono abitazioni facenti parte di
villaggi o città, con parchi, corsi d'acqua,
boschi e ampie distese di rigogliosa
vegetazione e tanti, tanti fiori! Ma ci
giunge notizia anche di luoghi di
apprendimento, vere e proprie scuole, nonché
di luoghi di culto. Le persone che qui amano
continuare le loro pratiche religiose,
costruiscono col pensiero le loro chiese e
gli ex-ministri del culto mettono in atto le
loro antiche vocazioni, proprio come
facevano sulla terra. Si tratta insomma di
mondi iperfisici abitati da una umanità la
quale, su queste prime sfere, tende a
mantenere le abitudini che aveva in terra e
lavora, studia, prega e si diverte. Infatti,
gli esploratori di questi piani di esistenza
riferiscono di avere visitato accademie,
luoghi di ritrovo e di divertimento, quali
teatri, sale da concerti, ecc.
L'esistenza dopo la morte è in larga misura
regolata dal tipo di vita vissuto sulla
terra. Coloro i quali hanno condotto una
vita puramente materiale, i cui divertimenti
e interessi dipendono unicamente dal corpo
fisico e cioè soprattutto lo sport, il
vivere bene, tutte quelle attività che hanno
l'unico obiettivo di fare soldi, dopo la
morte si trovano in condizioni tali come se
il tempo non passasse mai, fino a quando non
si rendono conto che possono sviluppare
nuovi interessi. E ciò è reso possibile dal
fatto che a questo livello, come ho sopra
accennato, esistono scuole la cui finalità
sembra essere quella di formare gli abitanti
permanenti di quel mondo, stimolando in essi
quegli interessi di cui sono carenti, onde
prepararli alla vita che è loro dinanzi.
Vi possono essere altri che non sono
attratti da questi nuovi interessi. Sono,
per esempio, le vecchie coppie di coniugi,
le quali hanno sviluppato il gusto della
vita domestica; la loro massima aspirazione
è quella di possedere una casa, un giardino
e di vivere una vita tranquilla in compagnia
di amici. La loro felicità consiste nel
vivere insieme. A livello astrale possono
continuare a condurre questo tipo di vita.
Essi potranno costruire, per mezzo del
pensiero, la loro casa di sogno, con un
giardino e con ogni tipo di fiori e di
frutta che desiderano, poiché non vi sono
limitazioni imposte dal clima. Può anche
capitare che ritrovino gli animali domestici
che avevano sulla terra, o ne adottino
altri.
Ma è nella settima sfera che si compie
l’evoluzione dell’anima.
La prima cosa che colpisce il visitatore
astrale della settima sfera è l'assenza di
costruzioni di qualsiasi tipo. Gli abitanti
di questa sfera vivono quasi sempre in
solitudine, giacché sono convinti che il
loro progresso evolutivo può essere compiuto
solo col completo isolamento e nel silenzio.
Gli asceti della terra, dopo la loro morte,
continuano lo stesso tipo di vita, nella
meditazione e nella preghiera e, a tempo
debito, giungono alla settima sfera del
mondo astrale. Vi si possono incontrare ex
appartenenti a ordini religiosi, che avevano
la regola del silenzio e di una vita
appartata. Essi qui si dedicano a lungo alla
preghiera, onde ottenere aiuti per
l'umanità. Per la loro esistenza non sono
necessari alloggi e vivono all'aperto, in
boschi o in luoghi fuori mano.
In questa ultima sfera dell'astrale si
trovano anche quegli esseri umani che sono
di "transito", in attesa di raggiungere la
loro destinazione nel mondo mentale. Questi
umani sono accompagnati da guide che li
aiutano a superare la "seconda morte". Il
lavoro di queste guide (le quali non sono
altro che uomini più evoluti) consiste nello
spiegare nei dettagli che cosa si deve
intendere per "seconda morte".Le guide hanno
il compito di rimuovere alcune paure che si
annidano nella mente delle persone.
Il passaggio dall'astrale al mondo mentale è
qualcosa che sfugge al controllo
dell'individuo medio il quale quando giunge
la sua ora deve lasciar cadere il suo corpo
astrale, per il semplice motivo che non ha
più esperienze da fare a livello astrale.
Egli deve allora passare dapprima al mondo
mentale inferiore, allo scopo di consolidare
il lavoro mentale compiuto durante la sua
esistenza terrena e aggiungerlo al serbatoio
di conoscenze contenute nell'atomo
permanente.
Una volta ricevute tutte le necessarie
informazioni su questo passaggio, l'uomo si
addormenta per risvegliarsi subito dopo nel
mondo mentale. Qui egli viene accolto da
quanti sulla terra erano a lui legati da
profondi vincoli di affinità, come avvenne
quando, giunto dalla terra nel mondo
astrale, gli vennero incontro gli amici e i
familiari che l'avevano preceduto.
Ma il viaggio dell'anima continua, perché il
mondo mentale inferiore è solo un'altra
tappa dell'itinerario attraverso il mondo di
mezzo, che ha come meta il mondo causale, o
mentale superiore. È qui, nelle più alte
sfere del mondo mentale, che l'ego ha il
naturale habitat. Tuttavia la spirale
evolutiva si snoda, di ottava in ottava, su
sempre nuovi piani di esistenza.
Nuovi mondi, abitati da essenze senza forma,
attendono la Monade che ha appena portato a
termine la sua esperienza umana, mondi che
appartengono a dimensioni per noi
inconcepibili, irradiati dalla Luce
immortale ed eterna dello Spirito.
LA
SCRITTURA AUTOMATICA
La scrittura automatica è quel fenomeno, noto in psichiatria, in psicologia ed in parapsicologia, per il quale un soggetto in stato di sonnambulismo, di ipnosi, in trance o comunque in stato di allocoscienza
(al
greco allo = diverso. Stato di conoscenza
diverso: trance, stati ipnotici, delirio,
suggestione, sonno, estasi. L'allocoscienza
favorisce il prodursi di fenomeni
paranormali)
e, talora, anche di veglia, scrive inconsciamente dando comunicazioni di vario genere.
Questo fenomeno non è di per sé una manifestazione paranormale, infatti, in psicologia che se ne avvale per l'analisi del profondo, esso viene considerato come espressione dell'io inconscio. Esso assume però aspetto paranormale allorché il soggetto, scrivendo, fa comunicazioni che rivelino forme di telepatia, chiaroveggenza, precognizione, ecc. cioè dà notizie di cose ed eventi, che non può conoscere, o di fatti futuri (che poi avvengono) oppure si esprime in una lingua sconosciuta e così via... Quando si parla di scrittura
automatica si cerca soprattutto di capirne la matrice e la causa, cioè, chi è veramente che scrive?
Da chi o cosa provengono i messaggi?
In sintesi la scrittura automatica è la
capacità di scrivere senza l'ausilio della propria volontà diretta e
senza avere cognizione di ciò che si sta scrivendo. Il soggetto appoggia
una penna su un foglio e attende; la mano si muove da sola (appunto
automaticamente) e scrive delle parole o frasi che non corrispondono al
pensiero di chi scrive. Questa personalità astratta viene chiamata
entità. Il soggetto scrivente viene comunemente chiamato medium. Questo
termine significa mezzo e solo gli spiritisti lo utilizzano come mezzo
fra una dimensione (terrena) e l'altra (aldilà). In realtà questo
termine è possibile usarlo, sì come mezzo, ma fra una dimensione
conosciuta (realtà oggettiva) e un'altra sconosciuta (l'inconscio del
profondo, collettivo o personale, ecc.) Si dice che il mezzo scriva in
trance (stato di coscienza modificato). Attualmente nel Centro di
Parapsicologia " Luce e Ombre " esiste una Medium Scrivente di nome Anna
che oltre ad ottenere ottimi risultati con la scrittura medianica
dipinge anche sempre sotto influenza Spirituale.
La scrittura automatica presenta varie matrici, a seconda della predisposizione psichica, emotiva e delle convinzioni personali del soggetto scrivente, per cui la messaggistica si divide in vari filoni, sia come matrice sia come risultato. La prima divisione viene fatta in tre categorie principali, che sono: la messaggistica di ispirazione letteraria, quella spiritista e quella mistica; quest'ultima assomiglia a quella spiritica, ma si differenzia con il nome di spiritualista. Ciò dipende dal fatto che chi segue la teoria spiritualistico-mistica, in genere è di estrazione cattolica e poiché la chiesa cristiana ritiene lo spiritismo e affini un prodotto demoniaco da allontanare, i mistici sembrano avere creato una chiesa nella chiesa, con i risultati che i loro prodotti possono essere un'alterazione delle dottrine cristiane. Esistono altre forme di s.a. - diagnostica (ricerca di malattie), reincarnazionistica (racconti di vite passate), futurista (entità che provengono dal futuro), telepatica (ricezione del pensiero altrui). Tutte queste manifestazioni possono interagire tra loro: le più comuni sono quelle di dialogo personale e l'assegnazione della provenienza è comunque sempre una convinzione soggettiva. Infine segnaliamo i soggetti che usano la s.a. come ricerca interiore e che pur avendo svariati fenomeni, non li definiscono al di sopra delle proprie motivazioni facendo delle ipotesi di studio (sono molto rari). Per dovere è bene segnalare che la stragrande maggioranza degli scrittori automatici dichiara di ricevere le comunicazioni da entità o spiriti di trapassati. Questa convinzione dipende dal fatto che sono gli stessi comunicanti a definirsi entità o spiriti.
Come si fa?
È necessario scegliere un ambiente tranquillo, isolandosi da rumori, e rimanere da soli. Una regola essenziale è quella di evitare di fare l'esperimento quando si è troppo stanchi, nervosi, ammalati o troppo depressi. In genere in questi stati si ha un risultato tendente al pessimismo con conseguenze, per il soggetto, ancora più
deleterie. Dopo aver trovato una comoda sistemazione in assoluta tranquillità d'animo e nel silenzio dell'ambiente, occorre prendere in mano la penna con una presa leggera e delicatamente appoggiarla sul foglio, poi porsi in stato di attesa. Per alcune persone può essere utile fissare la propria attenzione su un oggetto specifico, altri, per lo più religiosi, preferiscono pregare, altri ancora recitare mantra. A questo punto possono accadere due cose: la prima è che la mano rimanga ferma e non faccia muovere la penna; in questo caso se dopo qualche tentativo la mano non si muove, è evidente che non avete messo in moto alcun meccanismo. Nella seconda possibilità invece, iniziate a percepire un formicolio lungo il braccio poi alla mano, oppure un forte bruciore ai muscoli e ai tendini, altrimenti una spinta dell'avambraccio, come se qualcuno dietro di voi vi dirigesse il gomito. Se si è verificata una di queste situazioni la mano farà dei piccoli movimenti e inizierà a dirigere molto lentamente la penna sul foglio facendo dei piccoli puntini, poi delle righe o altri segni.
È importantissimo seguire il movimento della penna senza staccarla dal foglio finché non sia la mano stessa a fermarsi. Se la vostra mano è partita siete sicuramente sulla buona strada, avete fatto il primo passo ed il resto è solo questione di tempo ed allenamento.
Riporto un brano tratto dal libro "Vers l'Unitè, Sorlot - Lanore, Paris" scritto dalla
sig.ra Jeanne Morrannier che contiene le ultime comunicazioni ricevute per
"scrittura
automatica" dal figlio Georges, deceduto nel 1973. La signora Morrannier ha raccolto le comunicazioni medianiche di Georges in sette libri, nessuno dei quali pubblicato in Italia.
"CIÒ
CHE DIVERRETE DOPO LA MORTE"
"La
transizione tra il mondo terrestre e il
mondo spirituale non avviene sempre
dolcemente.
Per tutti quelli che sanno che
la vita continua dopo la morte, la prova
sarà di corta durata. Per quelli che sono
pronti, avendo perfettamente compreso che la
morte conduce alla vera vita, non vi sarà
prova.
Arrivando, accetteranno molto
naturalmente di andare verso ciò che li
attende. L'espressione "lasciare la terra"
non è propriamente esatta. Voi non
abbandonerete l'Universo che conoscete, per
raggiungerne un altro molto lontano o
situato chissà dove. Farete ancora parte del
vostro, di quello dei parenti e degli amici
dai quali avreste dovuto separarvi. Il
termine "separare" è anch'esso errato,
poiché voi li vedrete, poiché voi potrete
continuare a vivere con essi, ma per essi
voi sarete invisibili, voi li avrete
"lasciati"; lasciati nella sofferenza di non
vedervi più, nel senso che loro crederanno
di avervi perduto per sempre. Se la morte vi
avrà toccato in una via, per la strada o in
un ospedale, la vostra prima idea sarà di
ritornare al vostro domicilio.
E sarà sufficiente pensarlo per esservi.
Sul momento non comprenderete come l'avrete raggiunto. È un po' più
tardi che constaterete la potenza dello spirito. Se al posto di pensare
al vostro domicilio, penserete ad una persona amata o amica, la
raggiungerete subito. Parlo di tutti quelli che sono preparati alla
sopravvivenza. Voi riconoscerete il vostro ambiente abituale, ma avrete
avuto un cambio di dimensione. Avrete raggiunto la nostra. Il mondo con
le tre dimensioni spaziali che voi conoscete sarà sempre là, ma sfumerà
progressivamente nel vostro "mentale", per fare spazio - mentalmente,
insisto - al mondo spirituale che si colloca essenzialmente su una
quarta dimensione che noi chiamiamo pensiero o spirito.
Voi
coabiterete con le persone terrestri di
vostra scelta, potrete rendere visita a chi
vorrete, ma vivrete ormai su un altro piano
vibratorio, su una frequenza inaccessibile
agli esseri terrestri, perlomeno allo stato
di veglia. Se sarete pronti a venire da noi,
tutto avverrà meravigliosamente. Quelli che
hanno fenomeni di sdoppiamento durante i
coma, gli svenimenti, le operazioni
chirurgiche, gli incidenti e li ricordano,
non temono più la morte. Tutti si sdoppiano
in tali circostanze, ma pochi lo ricordano.
Tali persone hanno avuto un'apertura sul
nostro mondo, hanno preso coscienza del
campo divino nel quale noi viviamo. Sanno
ciò che li attende, hanno compreso il senso
della vita terrestre, sono cambiati di
comportamento, vedono la loro vita sotto
un'altra luce. Qualcosa d'altro è
intervenuto, qualcosa che gli permetterà
d'esistere ancora. Io so che quelli che li
ascoltano non sono sistematicamente
convinti, ma anche per queste ultime persone
il passaggio sarà facilitato.
È sufficiente infatti che nella vostra
vita attuale abbiate inteso parlare della sopravvivenza dell'anima,
anche senza credervi, che vi ritorni alla mente tutto a un tratto, nel
momento di passaggio, della persona che ve ne ha parlato, o del libro
che avete letto a tale proposito... Quando i vostri genitori o parenti
anziani muoiono e ci raggiungono, riprendono l'aspetto che avevano
quando voi eravate dei fanciulli. Infatti dentro voi stessi, nella
vostra memoria avete anche senza averne la percezione, il ricordo
dell'aspetto dei vostri genitori da giovani e li riconoscerete senza
dubitarne. Di converso, la sostanza del corpo spirituale è totalmente
diversa dalla carne. Tutti gli organi fisici sono scomparsi. Il corpo
dello spirito non dipende più dalla biologia o dalla chimica, ma solo
dalle leggi della fisica.
Non possiede né muscoli né sistema
nervoso. Le cellule organiche appartengono al corpo di carne. È infatti
più preciso parlare di facoltà che di organi, parlando di corpo
spirituale. È il vostro cervello spirituale che vi condurrà
nell'Invisibile e che guiderà totalmente il vostro corpo. Dipenderete da
lui come, sulla terra, dipendeste dal vostro cervello fisico. L'attività
del pensiero nell'Aldilà è stupefacente. Esso regge tutto: comanda il
corpo e vi permetterà di vivere normalmente sul piano spirituale.
Troverete sempre qualcuno che si prenderà cura di voi, si tratta della
vostra guida. Fa parte del suo compito l'attendervi e l'aiutarvi nel
difficile momento in cui abbonderete il vostro involucro terrestre. L'ho sempre detto, la maggior parte di noi ha bisogno di conforto in quel
preciso istante.
Troppe
poche persone sanno che la vita continua
dopo la morte. Lo constato tutti i giorni
del vostro tempo. Parlo del tempo, in quanto
non ha nulla a che vedere con il nostro.
Sarete quindi accolti al vostro arrivo, sia
dalla vostra guida che dai vostri cari
scomparsi.
La
separazione è meno dolorosa per noi che per
voi, in quanto noi siamo in grado di vedervi
e sentirvi. Ma l'assenza di comunicazione è
talvolta molto difficile da sopportare, da
una parte come dall'altra.
Vi sarà
sempre qualcuno per confortarvi e capace di
spiegarvi perché siete ancora vivi, perché
la vostra famiglia terrestre non vi può
vedere, e perché non potete più reintegrare
il vostro corpo fisico. Poi, molto
rapidamente, farete il bilancio della vostra
vita. Che sarà una sorta di confessione
sotto il controllo della vostra guida, la
quale conosce tutto di voi. Come in un film
tutte le azioni ritorneranno alla memoria,
le buone e le meno buone.
Ma a differenza di quanto asserivano le
religioni dell'antico Egitto, non vi saranno bilanci o giudizi neri e
bianchi. Molto presto, se il passaggio non è stato particolarmente
doloroso, vi immergerete in una sorta di sonno sempre necessario per
meglio vivere la transizione tra i due mondi. È il riposo dell'anima:
non è che un periodo, differente tra individuo ed individuo. I bambini e
le persone anziane si risveglieranno molto velocemente, avendo fretta di
condividere la vita degli altri. E ciò avverrà nei luoghi a voi
conosciuti, non certamente sulle nuvole o "nel cielo".
Per
l'anima ci sarà una profonda impressione di
benessere, di calore morale e d'amore.
Sarete molto sensibili alla potenza
misteriosa del campo divino che ci avvolge,
che penetra l'anima rendendola più serena,
più adatta al soccorso, all'assistenza, ad
amare. Risentirete di questa profonda
impressione di calma interiore, di pace con
voi stessi e con gli altri dispensata dalle
"onde" spirituali. Non appena avrete appreso
a muovervi col pensiero, sarete inviati ad
accogliere i morenti della terra, con la
priorità verso i vostri familiari, ma anche
verso degli sconosciuti.
Nello stesso modo in cui voi siete stati
accolti al vostro arrivo nell'Invisibile, così voi dovrete accogliere i
nuovi venuti. Sarete inviati sulle vie, nelle strade, negli ospedali o
al domicilio dei morenti. La solidarietà e l'aiuto reciproco non sono
delle parole vuote nel nostro mondo. Aiutare nel passaggio, sarà il
vostro primo dovere e voi saprete adempiervi. Inoltre potrete proteggere
la vostra famiglia rimasta sulla terra. Vi eserciterete così con grande
contentezza al vostro futuro compito di guida. Voi sarete interamente
degli esseri spirituali. Passerete nell'Invisibile con la stessa
personalità, le stesse qualità e gli stessi difetti della vita terrestre
che starete per abbandonare.
È questo
che spiega la presenza, nell'Aldilà di
disincarnati così diversi gli uni dagli
altri. Voi continuerete ad agire e a
pensare, ma con un altro scopo, quello di
evolvervi.
Non dovete più temere la morte. Essa non
è che una transizione tra i nostri due mondi. È un passaggio su un'altra
dimensione, è il ritorno verso un'esistenza che avevate dimenticato e
che è decisamente più gradevole, esente da preoccupazioni e problemi di
sorta. Essa comporta una separazione inevitabile nelle famiglie, ma una
separazione provvisoria che per noi non esiste, in quanto noi non vi
lasciamo mai veramente. Imparate a vivere con i vostri scomparsi
invisibili. Voi non li vedete, ma nonostante ciò essi sono vicini a voi,
realmente viventi e perfettamente coscienti. Diventano molto felici
quando voi avrete capito che essi continuano a vivere e ad amarvi.
Accettate per loro questa nuova esistenza. Sarà la vostra, un giorno."
Naturalmente
non finisce qui. Cosa faremo ancora
quando... saremo là?
Ma se i morti sono vivi, che
genere di vita conducono? Vi sono molte
gradazioni e varietà, ma essa è sempre più
felice di quella terrena. Come dice
un'Antica Scrittura: "Le anime dei giusti
sono nelle mani di Dio e là nessun tormento
può toccarli".
Alla vista dell'ignorante le
persone sembrano morire; la loro scomparsa è
considerata come una sventura ed il loro
allontanarsi da noi come una completa
distruzione, ma esse sono in pace.
Liberiamoci dunque da teorie
antiquate: chi muore non balza
improvvisamente in un cielo impossibile od
in un impossibile inferno. Non esiste
inferno, nel senso empio della parola, e non
esiste inferno in alcun luogo ed in alcun
senso, tranne quello che ogni uomo forma per
sé stesso.
La morte non porta alcun
mutamento all'uomo; essa non lo fa diventare
ad un tratto un angelo od un santo né gli
conferisce immediatamente la sapienza dei
secoli: il giorno dopo la sua morte egli è
precisamente lo stesso uomo dei giorno
prima, con gli stessi sentimenti, le stesse
disposizioni, lo stesso sviluppo
intellettuale. La sola differenza è che egli
ha perduto il corpo fisico.
E ciò cosa significa?
Significa liberazione da ogni
possibilità di dolore o di stanchezza;
liberazione da ogni faticoso dovere, libertà
completa, forse per la prima volta nella sua
vita, di fare precisamente quello che
vuole.
Nella vita fisica è legato ed
impacciato, a meno che non appartenga a
quella piccola minoranza che vive di
rendita, e si trova sempre nella necessità
di lavorare per guadagnare il denaro
necessario per procurarsi il cibo, il
vestiario e la casa per sé e per coloro che
dipendono da lui. In ben pochi casi, forse
quelli dell'artista o del letterato, il
lavoro è una gioia, ma la maggior parte
degli uomini è costretta ad un lavoro che
non farebbe se non fosse spinta dalla
necessità.
Nel mondo spirituale non
occorre denaro, non occorrono né cibo né
vestiti né riparo; il suo splendore e le sue
bellezze sono a disposizione di quanti vi
dimorano, senza bisogno di comprarli.
Nella materia rarefatta dei
corpo spirituale ci si può aggirare
liberamente ovunque ed a piacere: chi ama le
bellezze delle foreste, dei mare, dei cielo,
può a suo piacimento visitare i più
pittoreschi paesi della Terra.
Chi ama l'arte può
trascorrere il suo tempo nella
contemplazione dei capolavori dei più grandi
uomini. Chi è amante della musica può
assistere alle esecuzioni dei più celebri
artisti e delle migliori orchestre dei
mondo. Ciascuno può dedicarsi interamente
alla soddisfazione dei suoi gusti purché il
godimento che desidera sia fra quelli
dell'intelletto o dei sentimenti superiori e
non abbia bisogno dei corpo fisico per
essere appagato.
È quindi evidente che ogni
persona rispettabile e ragionevole è
infinitamente più felice dopo la morte che
non prima, avendo la possibilità non solo di
procurarsi i piaceri che desidera, ma anche
di fare progressi nelle cose che più lo
interessano.
Vi sono infelici nel mondo
dell'oltretomba?
Sì, vi sono. Poiché quella
vita è il seguito inevitabile di questa, ed
ogni persona è la stessa di ciò che era
prima di abbandonare il proprio corpo fisico
e morire, e se i piaceri che essa amava nel
mondo materiale erano bassi e grossolani, si
troverà nell'altro mondo nell'impossibilità
di soddisfare i suoi desideri: il beone
soffrirà una sete inestinguibile, non avendo
più un corpo con il quale calmarla; il
goloso sarà tormentato dalla privazione dei
piaceri della tavola; l'avaro non troverà
più denaro da accumulare.
Chi si sarà abbandonato in
vita a basse passioni le troverà nell'altro
mondo come roditrici implacabili: l'uomo
sensuale palpiterà ancora di brame che non
potrà soddisfare; il geloso sarà lacerato
dalla gelosia, ed inoltre non potrà più
intromettersi nelle azioni che vorrebbe
impedire.
Tutti questi tipi di persone
soffrono senza dubbio nell'aldilà, ma
soltanto coloro le cui passioni sono state
grossolane e fisiche per natura. In ogni
caso anche allora essi sono padroni dei loro
destino: non devono far altro che vincere le
loro basse inclinazioni e subito sono
liberati dalle sofferenze che esse procurano
loro.
In breve, non esiste ciò che
normalmente si chiama punizione, ma solo il
risultato naturale di cause messe in moto.
Basta togliere la causa per farne cessare
l'effetto, non sempre immediatamente, ma non
appena si sia esaurita l'energia della causa
ecco che anche l'effetto svanisce.
LA
N.D.E.
(Near Death Experience)
DI
BRIAN GLENN
Quello che
stiamo per
leggere è un
episodio che
riguarda un
bambino di 3
anni, Brian
Glenn, avvenuto
nel 1994, e
raccontato da
Lloyd Glenn,
papà di Brian.
"Il 22 luglio di quell'anno mi
stavo recando
per affari nella
città di
Washington.
Tutto procedeva
come al solito,
finché non
atterrai a
Denver per
prendere un
altro aereo.
Mentre prendevo
i miei bagagli
dal ripostiglio
in alto, si
sentì un
annuncio in cui
si chiedeva a
Lloyd Glenn di
contattare
immediatamente
il
rappresentante
del Servizio
Clienti. Io non
vi prestai
attenzione
finché non
raggiunsi la
porta di uscita
dall'aereo e non
udii un signore
che chiedeva a
tutti i
passeggeri
maschi se erano
il signor Glenn.
In quel momento
mi resi conto
che qualcosa non
stava andando
bene ed il mio
cuore ebbe un
balzo. Quando
fui sceso
dall'aereo, un
giovanotto con
l'espressione
seria mi vene
incontro e
disse: 'Signor Glenn, c'è stata
un'emergenza a
casa sua: non so
dirle di cosa si
tratti o chi vi
sia coinvolto,
ma la posso
accompagnare ad
un telefono dal
quale potrà
chiamare
l'ospedale'.
Avevo il cuore
in tumulto, ma
la volontà di
restare calmo
prevalse.
Automaticamente,
seguii quello
sconosciuto fino
ad un telefono
distante, dal
quale chiamai il
numero che mi
aveva dato per
parlare con
l'ospedale. La
mia chiamata fu
passata al
reparto traumi
dal quale venni
a sapere che
Brian, il mio
figlioletto di
tre anni, era
rimasto
intrappolato per
diversi minuti
sotto la
saracinesca
automatica del
garage di casa,
e che quando mia
moglie l'aveva
trovato non dava
segni di vita.
Un vicino di
casa, che era
anche medico,
gli aveva
praticato la CPR
(rianimazione
cardiopolmonare),
ed il personale
paramedico aveva
continuato il
trattamento
mentre Brian
veniva
trasferito
all'ospedale.
Nel momento in
cui parlavo al
telefono Brian
era stato
rianimato ed i
medici pensavano
che sarebbe
sopravvissuto,
ma non non erano
ancora in grado
di valutare
l'entità dei
danni che erano
stati causati al
suo cervello ed
al cuore. Mi
spiegarono che
la porta si era
chiusa su di
lui, facendo
pressione sul
suo piccolo
sterno proprio
sopra il cuore.
Era stato
gravemente
schiacciato.
Dopo aver
parlato con lo
staff dei
medici, mia
moglie sembrava
molto provata e
preoccupata, ma
non isterica, ed
io trovai
conforto nella
sua calma. Il
volo di ritorno
sembrò durare
un'eternità, ma
finalmente
arrivai
all'ospedale,
sei ore dopo che
la disgrazia
aveva avuto
luogo.
Quando raggiunsi
l'unità di cure
intensive, nulla
mi aveva
preparato
all'impatto di
vedere il mio
piccolo giacere
immobile su un
grande letto
circondato da
tubi e da
macchinari
ovunque. Era
attaccato ad un
respiratore.
Detti uno
sguardo a mia
moglie che stava
al suo fianco:
era come un
terribile sogno.
Fui ragguagliato
su ogni
dettaglio e mi
fu comunicata la
prognosi
riservata. Brian
sarebbe
sopravvissuto,
ed i test
preliminari
indicavano che
il cuore non era
stato
danneggiato, e
questo sembrava
già un miracolo.
Ma solo il tempo
poteva dire se
il cervello
aveva subito dei
danni.
Durante le ore
seguenti, che
sembravano
interminabili,
mia moglie era
calma. Sentiva
che alla fine
Brian sarebbe
tornato come
prima. Io mi
aggrappavo alle
sue parole ed
alla sua fede
come ad una
corda di
salvataggio. Per
quella notte e
per tutto il
giorno seguente
Brian rimase in
stato di
incoscienza. Mi
sembrò che fosse
passata
un'eternità da
quando ero
partito per il
mio viaggio di
affari il giorno
prima.
Finalmente, alle
due del
pomeriggio,
nostro figlio
riprese
conoscenza e si
mise a sedere
pronunciando le
più belle parole
che io abbia mai
sentito dire:
"Papà,
abbracciami!"
mentre tendeva
verso di me le
sue piccole
braccia.
Il giorno
seguente ci fu
detto che era
fuori pericolo,
e che non c'era
traccia di
deficit di
natura fisica o
neurologica, e
la storia della
sua miracolosa
ripresa si
diffuse per
tutto
l'ospedale. Non
potete
immaginare la
nostra gioia e
la nostra
gratitudine. Nel
riportare a casa
Brian, avevamo
quello speciale
sentimento di
profondo
rispetto per la
vita e per
l'amore del
nostro Padre
celeste che
viene a coloro
che hanno
sfiorato la
morte così da
vicino. Nei
giorni seguenti
in casa nostra
c'era
un'atmosfera
tutta
particolare.
Gli altri nostri
due figli erano
molto più
affettuosi verso
il loro
fratellino, mia
moglie ed io
eravamo molto
più vicini l'un
l'altro, e tutti
noi ci sentivamo
uniti in una
vera famiglia.
La vita si
svolgeva ad un
ritmo meno
stressante. La
vera importanza
delle cose era
molto più a
fuoco, e
l'equilibrio più
facile da
raggiungere e da
mantenere. Ci
sentivamo
davvero
benedetti, e la
nostra
gratitudine era
sincera e
profonda.
Quasi un mese
più tardi Brian
si risvegliò dal
suo sonnellino
pomeridiano e
disse: "Mamma,
siediti qui, ho
qualcosa da
raccontarti".
Alla sua età,
Brian di solito
parlava a brevi
frasi, così il
sentirlo
esprimersi in
questo modo
sorprese mia
moglie. Si
sedette accanto
a lui sul
lettino e lui
cominciò a
raccontare la
sua notevole e
preziosa storia.
"Ti ricordi
quando restai
bloccato sotto
la porta del
garage? Beh, era
così pesante che
faceva davvero
molto male. Io
ti chiamai, ma
tu non mi potevi
sentire.
Cominciai a
gridare, ma poi
il dolore era
troppo forte. Ed
allora gli
'uccelli'
vennero da me".
"Gli uccelli?"
chiese mia
moglie,
meravigliata.
"Sì – replicò
Brian – gli
uccelli fecero
un suono
frusciante e
volarono nel
garage. Si
presero cura di
me".
"Davvero?"
"Certo. Uno
degli uccelli
venne a
cercarti, e poi
ti disse che io
ero rimasto
schiacciato
sotto la porta
del garage". Un
dolce sentimento
di riverenza
riempì la
stanza. Lo
spirito era così
forte, e nello
stesso tempo più
leggero
dell'aria. Mia
moglie comprese
che un bambino
di tre anni non
ha nessuna
nozione della
morte e degli
spiriti, e così
si stava
riferendo agli
esseri che erano
venuti ad
aiutarlo
dall'aldilà
chiamandoli
"uccelli" dato
che stavano
sospesi
nell'aria come
uccelli che
volano.
"Com'erano
quegli uccelli?"
chiese mia
moglie. E Brian:
"Erano così
belli. Erano
tutti vestiti di
bianco, tutti
bianchi.
Qualcuno era
verde e bianco,
ma gli altri
erano solo
bianchi".
"E ti hanno
detto qualcosa?"
"Sì – rispose –.
Mi dissero che
il bambino si
sarebbe
salvato".
"Quale bambino?"
E Brian rispose:
"Il bambino che
era steso sul
pavimento del
garage". E
continuò: "Tu
sei arrivata ed
hai aperto la
porta del garage
correndo verso
il bambino. Hai
detto al bambino
di restare e di
non andarsene".
Mia moglie quasi
svenne nel
sentire queste
parole, perché
lei si era
realmente
avvicinata ed
inginocchiata
accanto al corpo
di Brian e
vedendone il
torace
schiacciato e
l'espressione
irriconoscibile,
temendo che
fosse già morto,
si era guardata
intorno ed aveva
sussurrato: "Non
lasciarci,
Brian, ti prego,
resta con noi se
puoi". Nel
sentire Brian
ripetere le
parole che lei
gli aveva detto,
comprese che il
suo spirito
aveva lasciato
il corpo e lo
stava guardando
dall'alto. "Cosa
successe poi?"
domandò.
"Partimmo per un
viaggio, lontano
lontano…" Era
sempre più
agitato, mentre
non trovava le
parole per dirci
quello che ci
voleva
raccontare. Mia
moglie cercò di
calmarlo e di
confortarlo, e
gli fece capire
che andava tutto
bene. Brian era
teso nello
sforzo di dirci
qualcosa che
evidentemente
per lui era
molto
importante, ma
per lui era
troppo difficile
trovare le
parole.
"Volavamo così
veloci su in
aria. Sono così
carini, mamma"
aggiunse. "E ce
ne sono tanti
tanti, di
uccelli". Mia
moglie era
sbalordita, e
nella sua mente
il dolce
conforto dello
spirito
l'avvolgeva più
profondamente, e
con un'urgenza
che non aveva
conosciuto prima
d'allora.
Brian continuò
raccontandole
che gli uccelli
gli avevano
detto che lui
doveva tornare
indietro e
parlare a tutti
de quel che
aveva visto.
Disse che
l'avevano
riportato
indietro fino a
casa, dove
c'erano un
grande camion
dei pompieri ed
un'ambulanza. Un
uomo stava
portando fuori
il bambino su un
lettino bianco,
e lui aveva
cercato di dire
a quell'uomo che
al bimbo sarebbe
andato tutto
bene, ma l'uomo
non riusciva a
sentirlo. Gli
uccelli gli
avevano detto
che avrebbe
dovuto andare
via con
l'ambulanza, ma
loro sarebbero
rimasti accanto
a lui.
Erano così
piacevoli e
dolci, e lui non
voleva tornare
indietro. E poi
arrivò la luce
splendente, e
Brian disse che
la luce era
tanto brillante
e tanto calda, e
che lui l'amava
moltissimo.
Qualcuno stava
dentro la luce e
lo abbracciò e
gli disse: "Io
ti amo ma tu
devi tornare
indietro: devi
giocare a
baseball e devi
raccontare a
tutti degli
uccelli". Poi la
persona che
stava nella luce
splendente lo
baciò e lo
salutò
facendogli ciao
ciao con la
mano. E poi,
woosh, venne un
grande suono e
tutti se ne
andarono tra le
nuvole.
Il racconto andò
avanti per
un'ora. Ci disse
che gli uccelli
sono sempre
accanto a noi,
ma noi non li
vediamo perché
guardiamo con
gli occhi e non
li sentiamo
perché
ascoltiamo con
le orecchie. Ma
loro ci sono
sempre, e li
possiamo sentire
solo qui (e si
mise la mano sul
cuore). Ci
sussurrano i
consigli per
aiutarci a fare
quello che è
giusto, perché
ci vogliono
tanto bene.
Brian continuò
dicendo: "Io ho
un progetto,
mamma. Anche tu
hai un progetto,
ed anche il
papà. Ognuno ha
un progetto. Noi
tutti dobbiamo
vivere il nostro
progetto e
mantenere le
nostre promesse.
Gli uccelli ci
aiutano in
questo, perché
ci amano tanto
tanto".
Durante le
settimane che
seguirono, Brian
tornò spesso
sull'argomento,
raccontandoci
ogni volta tutta
la storia, o
parte di essa.
La storia
restava sempre
la stessa, ed i
dettagli non
cambiavano mai,
e nemmeno erano
fuori posto. In
alcuni casi
aggiunse qualche
altra
informazione o
cercò di
chiarire il
messaggio che ci
aveva già
trasmesso. Non
smise mai di
stupirci la sua
capacità di
raccontarci
simili dettagli
con espressioni
che andavano al
di là della sua
abilità verbale
quando parlava
degli uccelli.
Ovunque andasse,
raccontava degli
uccelli anche a
persone che gli
erano del tutto
sconosciute.
Nessuno lo
guardò mai in
modo strano in
tali
circostanze.
Invece, quelli
che lo
ascoltavano
avevano sempre
uno sguardo di
profonda
dolcezza e
sorridevano. Non
c'è neanche
bisogno di
dirlo, da quel
giorno noi non
siamo più stati
quegli stessi di
prima, ed io
prego di non
dover mai
tornare ad
essere com'ero."
Si
può vivere due volte? Esistono davvero prove
di una "vita oltre la vita"? Per dare un
barlume di luce a questi quesiti, c'è una
storia che merita di essere raccontata.
Riguarda un bambino scozzese,
Cameron
Macaulay (nella foto con la madre Norma),
che vive a Clydebank, nei pressi di Glasgow, in Scozia,
il quale dall'età di due anni ricorda di
aver già vissuto una vita precedente trascorsa nella remota isola scozzese di Barra. L'isola esiste ma lui non c'è mai stato, eppure descrive cose che, diversamente, non potrebbe aver mai saputo o visto.
Sembrerebbe una storia di millantata reincarnazione come tante altre nel mondo, ma il caso
è stato studiato a lungo dallo psichiatra Jim Tucker, direttore di un apposito dipartimento presso l'Università della Virginia, e non si spiega.
Sul caso di Cameron, davvero incredibile,
si è interessato anche il giornalista
Roberto Giacobbo, che ha curato il servizio
"Il bambino che visse due volte" e trasmesso
da "Voyager" su RAIDUE il 15 ottobre 2007.
"Aveva tre
anni quando si mise a raccontarmi le storie
dei suoi compagni di Barra, un'isola
a 300 chilometri di distanza. Parlava dei
suoi tre fratelli, dei capelli lunghi e
castani di sua madre che gli leggeva un
grande libro su Dio e di come suo padre, un
certo Shane Robertson, fosse morto investito
sulle strisce pedonali. Ero sconvolta".
"Non devi
temere la morte" - mi diceva -
"perché si ritorna: io mi chiamavo Cameron
anche prima".
"Non fa che
ripetere di essere stato a Barra e di essere
caduto - dice Norma - e, quando gli
chiedo cosa significhi, lui mi risponde che
c'era una specie di buco attraverso il quale
è arrivato fin qui."
All'asilo
disegnava una casa bianca, davanti al mare;
a sua madre "attuale" chiedeva che fine
avesse fatto il cane maculato e la macchina
nera.
Con il passare
degli anni, i ricordi di Cameron si fanno
più dettagliati. "Iniziò a lamentarsi
perché nell'altra
casa aveva tre bagni, mentre noi ne
abbiamo solo uno".
E poi perché "nell'altra vita trascorrevo i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l'altra famiglia viaggiavo molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia".
Il bambino
sembra ricordare bene diverse cose della sua
vita trascorsa su quell'isola: "il mio
posto preferito a Barra era la spiaggia. Ci
portavo spesso il mio cane, con cui io e i
miei fratelli giocavamo sempre."
Ripete
sempre - narra Norma - che sull'isola
c'era una spiaggetta su cui atterravano dei
piccoli aeroplani, che a Barra c'erano un
sacco di posti cui andare a correre, mentre
a Glasgow, dove viviamo,non ce ne sono tanti
perché le case sono troppo vicine tra loro.
Una volta gli dissi che un giorno avrei
voluto portarlo a Barra e lui mi rispose che
allora mi avrebbe fatto vedere dove aveva
abitato e tutti i posti che conosceva."
La mamma, i
parenti e le maestre resistono fino al sesto
compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché
"gli mancava la sua famiglia di Barra".
È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell'Isola di Barra, con al seguito una telecamera e il dottor Jim Tucker, esperto in reincarnazioni.

Cameron,
la madre e il dottor Tucker si avviano verso
la casa di Barra che poi il bambino
riconosce come quella in cui avrebbe
soggiornato in un'altra vita.
"Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni". A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo.
"Nel 70% dei casi - spiega Tucker - i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici". Occasioni in cui, secondo l'esperto, memoria ed emozioni sopravvivono.
"La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron - commenta Tucker - e questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un'entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo".
"Cameron era raggiante, trovò l'entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia", racconta la madre.
Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all'anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato».
Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.
Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un'entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito - dice - sono più di cento i casi simili a quello di Cameron».