
Orgogliosi
di essere
foggiani
La
Capitanata
è una regione storica della
Puglia
settentrionale che corrisponde all'odierna provincia di
Foggia e comprende
il
Tavoliere delle Puglie, il
Gargano e il
Subappennino Dauno. Il
nome cominciò a imporsi in epoca medievale; si ritiene che derivi,
leggermente modificato, da quello di "catapano",
un'istituzione amministrativa bizantina che risale al X secolo. Il "catapano"
era il rappresentante civile e militare del governo bizantino delle varie
zone soggette all'impero; il nome di Capitanata, per indicare il territorio
foggiano, fu in vigore sino al primo censimento seguito all'unità d'Italia,
nel 1861.
La Capitanata è chiamata anche
Daunia (in greco Δαυνία) che,
anticamente, insieme alla Peucezia e alla
Messapia, costituiva la
Japigia o
Apulia.
Antica
circoscrizione del
Regno di Napoli, fu costituita in
giustizierato da
Federico II di Svevia e divenne in seguito
provincia del
Regno delle Due Sicilie. Nel 1806 fu
suddivisa in tre
distretti o
circondari (le cosiddette sottintendenze,
che nel
1859 divennero sottoprefetture): di San
Severo a nord, di Foggia al centro e di
Bovino a sud. I circondari sono stati
soppressi nel
1927. La Capitanata, insieme alla
Terra di Bari e alla
Terra d'Otranto, è detta anche "Puglia piana".
Il toponimo è tuttora ampiamente impiegato come sinonimo di
Provincia di Foggia,
di cui è di fatto denominazione istituzionale alternativa.

La Capitanata fu la zona preferita
dall'imperatore Federico II di Svevia (1212-1250)
che qui fissò il suo quartier generale; negli innumerevoli castelli disseminati
sul territorio "lo svevo" si recava per andare a caccia o per soggiornare nei momenti di
riposo ed infine è anche la terra in cui si trova
Fiorentino, luogo del suo decesso.
Come
nucleo dell'impero italiano degli Svevi la Capitanata giocò un ruolo rilevante
negli avvenimenti politici, spirituali e culturali di quell'epoca; ma tale ruolo
in verità non durò a lungo, in quanto ebbe termine già nel tardo XIII secolo.
Con il trasferimento della sede del governo a Napoli sotto Carlo I D'Angiò la
provincia perse la sua posizione privilegiata, per scadere infine in epoca
spagnola a scenario complementare ed in opprimente miseria e completa oscurità.
Verso la metà del tredicesimo secolo, da quando Federico II per la prima volta
nell'anno 1221 vi mise piede, in questa terra, si trovavano il centro
dell'Impero e la residenza del monarca, di qui si dipartivano i fili ramificati
della sua politica, qui sorsero possenti e importanti costruzioni, qui si
trovavano molte delle località di soggiorno predilette dall'Imperatore. Di tutto
ciò non è rimasto quasi niente. Del palazzo di Foggia solo l'arcata, fino ad
oggi non attribuibile con certezza; a Lucera la parte inferiore del palazzo
imperiale; in alcune località resti di castelli o fortificazioni, e, solitari, si
elevano a Fiorentino i bizzarri resti di una torre che domina gli spogli rilievi
del Tavoliere di Puglia. Di molte altre costruzioni rimangono al massimo rovine
o resti devastati. Le opere dappertutto note e meglio conservate di Federico II,
Castel del Monte, i castelli di Bari, Trani, Gioia del Colle, Oria, Lagopesole
ed altri, si trovano tutti nelle zone medie e meridionali di Puglia o in
Basilicata. La Capitanata invece, sebbene una volta fosse il centro decisionale,
oggi offre poche testimonianze rilevanti dell'epoca dell'imperatore o dei suoi
figli.

I
resti dell’antica città di Fiorentino, nota per essere stato il luogo dove si è
spento l'Imperatore Federico II, si trovano in agro di Torremaggiore,
sull'estremo versante di una collina detta "dello Sterparone".
Recenti scavi archeologici
hanno evidenziato elementi che fanno pensare a Fiorentino come una sede
importante, una vera e propria cittadella con una cattedrale, una zona urbana e
il "Palatium" dell’Imperatore. Fiorentino vanta un'origine in comune con altre
"città di frontiera" volute dai Bizantini: infatti, agli albori dell'XI secolo
gli imperatori bizantini tentarono di consolidare i loro possedimenti in Italia
meridionale continuamente minacciati dai Longobardi e dagli arabi. Per attuare
tale piano, i Catapani inviati da Bisanzio si lanciano alla conquista della
Daunia, al fine di spostare i malsicuri confini del Thema di Longobardia
(suddivisione amministrativa dell'epoca), segnati dal fiume Ofanto, verso quelli
meglio difendibili delimitati dal corso del Fortore. Nascono così, tra il 1018
ed il 1040, grazie alla febbrile attività edificatoria dei Catapani Basilio
Bojohannes e dell’omonimo suo figlio, numerose città-piazzeforti con il compito
di munire la nuova frontiera di efficaci baluardi contro incursioni e razzie,
ripopolando il Tavoliere, allora semideserto. Questi centri
neoformati, quali Fiorentino, Troia, Dragonara, Civitate, Montecorvino,
Tertiveri e Devia, furono da subito elevati a sedi vescovili, ad eccezione di
Devia.
Fiorentino fu baluardo dei
Bizantini nell'XI secolo, contea Normanna nell'XII, nel XIII secolo, con gli
Svevi, entrò a far parte del demanio, mentre gli Angioini la diedero in feudo.
All’inizio di dicembre del
1250, Federico II durante una battuta di caccia nelle campagne della Capitanata,
fu colto da un violento attacco di dissenteria. Le sue gravi condizioni non gli
permisero di rientrare nella reggia di Foggia e si decise di ricoverarlo a
Castel Fiorentino, la più vicina residenza imperiale. Durante il suo male
Federico veniva spesso colto da perdita di conoscenza. In uno dei rari momenti
di lucidità, aveva appreso di trovarsi nella sua Domus di Fiorentino e che il
suo letto era stato collocato contro una porta murata da cui, tempo addietro, si
accedeva ad una delle torri del castello. Gli fu detto che i battenti della
porta erano in ferro. Nell'apprendere questo particolare, alla mente di Federico
sovvenne immediatamente la profezia dell'astrologo di corte Michele Scoto:
"...morirete vicino la porta di ferro, in un luogo il cui
nome sarà formato dalla parola fiore..."
A Castel Fiorentino, Federico
II si spense il 13 dicembre 1250, a soli 56 anni.
Una curiosità: Federico II
si tenne sempre lontano da Firenze, poiché la sibilla gli predisse che sarebbe
morto "Apud portam ferream, ne lo loco che abet lo nome de
flore", (cioè presso la porta di ferro di quel luogo che ha il nome di
"fiore"), ma... ironia della sorte il "Puer Apuliae" morì proprio lì, nella sua
amatissima Capitanata.

Non
c'è nessun'altra zona in Italia, e forse in Europa, che possegga la stessa
varietà ambientale, paesaggistica e culturale della provincia di Foggia. Chi non
ha desiderato almeno una volta fare un viaggio nel tempo? Ebbene la Capitanata
vi dà questa opportunità con le numerose testimonianze del passato che si
mescolano al presente viaggiando attraverso i suoi paesaggi naturali e storici,
penetrando la sua cultura e assaporando le delizie della sua gastronomia.
Dall'arcipelago
delle Isole Tremiti alle lagune di Lesina e
Varano, dal
Parco Nazionale del Gargano alle paludi di
Frattarolo, dall'incredibile
Tavoliere, all'antica civiltà dei Monti della
Daunia, è tutto un susseguirsi di scenari e di paesaggi diversi, ma
sempre ricchi di suggestione e d'incanto. Una terra ricca; una terra in grado
di proporre al turista ed al visitatore occasionale, un'offerta turistica ampia.
Ai turisti estivi che scelgono il mare del Gargano, si sono aggiunti negli
ultimi anni i devoti che scelgono d
i
ripercorrere l'itinerario della Via Sacra dei Longobardi
e gli amanti della natura che percorrono le località del Subappennino Dauno e
del Parco Nazionale del Gargano.
Per quanto riguarda l'archeologia ci sono alcune aree nelle vicinanze di
Foggia, Lucera ed Ascoli Satriano che rappresentano un'autentica miniera di
ritrovamenti del periodo neolitico. La grotta paleolitica di
Paglicci è una testimonianza di quanto antica sia
la presenza dell'uomo in questa terra. La Capitanata offre itinerari
irripetibili, sempre ricchi di sorprese e di cose nuove da scoprire e di
eventi estivi tutti da gustare.

"Scendevano
le greggi a svernare in Puglia e poi venivano ricondotte nel Sannio a passarvi
l'estate", scriveva il letterato romano Marco Terenzio Varrone. E il
territorio pugliese dov'erano portate le greggi a pascolare era il
Tavoliere delle Puglie. Questa immensa pianura,
seconda in Italia soltanto alla Pianura Padana, occupa quasi la metà del
territorio della Capitanata. Nato come pianura di
sollevamento (infatti un tempo era sottomarino ed è geologicamente
classificabile come preistorico fondo marino), il Tavoliere si estende per circa 3000 km² tra
i Monti Dauni, il promontorio del Gargano, il mare Adriatico e i fiumi Fortore a
nord e Ofanto a sud. Il nome Tavoliere deriva dal
catasto romano, organizzato in Tabulae censuariae,
sul quale erano annotate le proprietà terriere adibite al pascolo o alle
coltivazioni. In autunno e in inverno la pianura è talvolta soggetta alle
esondazioni del Fortore, dell'Ofanto o di alcuni torrenti, mentre in primavera e
in estate è spesso segnata dalla siccità.

Nel
1447 il re Alfonso V d'Aragona istituì la Dogana delle pecore, ufficialmente
"Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia".
La sede fu stabilita a Lucera, ma ben presto venne trasferita a Foggia.
La dogana regolamentava il settore
agricolo e l'allevamento nel Tavoliere delle Puglie e permetteva
la riscossione dei proventi derivanti dal passaggio e dal
diritto di pascolo (o fida), dai pastori i cui armenti
svernavano in Puglia. Ebbe così inizio la
transumanza, la migrazione stagionale delle greggi, che
prevedeva – durante la stagione invernale e, al contrario, nel
pieno della stagione estiva – lo spostamento delle greggi di
ovini, principalmente pecore, dalle zone collinari e montane
dell'Abruzzo e del Molise, verso i litorali pianeggianti della
Capitanata e viceversa. Tutto ciò avveniva tramite dei
sentieri detti tratturi,
"lunghe vie erbose" che permettevano lo spostamento di
armenti e pastori, dando luogo ad un particolare sistema
economico itinerante e ad un continuo scambio culturale operato
per mezzo dei pastori durante gli spostamenti. Le aree
interessate dal fenomeno si vedono così gemellate in un
equilibrio legato alle stagioni. Principali tratturi sono: il
Tratturo l'Aquila-Foggia, il
Tratturo Celano-Foggia e il
Tratturo Pescasseroli-Candela.
Il viaggio durava
giorni e si effettuavano soste in luoghi prestabiliti, noti come
"stazioni di posta".
Alla Dogana era inoltre annesso il
Tribunale, competente a giudicare tutte le cause in cui
erano coinvolti i pastori. L'istituzione fu soppressa durante
l'occupazione francese del Regno di Napoli con una legge
promulgata il 21 maggio 1806. A Foggia il "Palazzo della
Dogana", visibile in piazza XX Settembre, è ora sede della
Provincia di Foggia.

Nel XII secolo la Capitanata rivestì un ruolo
rilevante negli avvenimenti politici, spirituali e culturali dell'epoca; ruolo
che ebbe termine nel tardo XIII secolo allorquando, sotto Carlo I D'Angiò, la
provincia perse la sua posizione privilegiata. Ma agli albori del XIII secolo,
quando Federico II per la prima volta nell'anno 1221 vi mise piede, in questa
terra si trovavano il centro dell'Impero e la residenza del monarca, da questa
terra dipartivano i fili ramificati della sua politica, qui sorsero possenti e
importanti costruzioni, qui si trovavano molte delle località di soggiorno
predilette dall'Imperatore. Queste costruzioni ere divise in "castra,
domus, palacia solaciorum et massariarum". I "castra" o castelli non
erano generalmente luoghi di dimora imperiale, ma rappresentavano opere
prevalentemente difensive ed ospitavano una guarnigione militare. Al contrario
le "domus" o "palacia", che non rivestivano funzioni militari, ma servivano
all'imperatore o alla corte, sia come luoghi di soggiorno temporaneo (ad es. per
la caccia), sia come sedi amministrative o come aziende agricole. A questi
"castelli demaniali” si contrapponevano i "castelli baronali", di proprietà dei
feudatari.
Dal punto di vista
geografico la Capitanata si articola in tre zone:
1) il
Tavoliere di Puglia, che costituisce l'accesso
naturale alla Puglia a chi proviene da nord.
2) il
Gargano, al quale come appendice appartengono le
Isole Tremiti.
3) i
Monti della Daunia, che come territorio montuoso si
ergono come propaggini del massiccio centrale degli Appennini.
In base a questa
situazione geografica le rocche e i castelli della Capitanata si possono
suddividere in tre gruppi principali: le costruzioni del Tavoliere di Puglia,
quelle del Gargano e quelle delle propaggini dell'Appennino.
I
castelli della Capitanata settentrionale proteggevano la via di accesso al
Tavoliere e quindi alla Puglia, che sulla costa orientale d'Italia provenendo
dagli Abruzzi e dal Molise raggiungeva il territorio pugliese nei pressi di
Termoli (una volta appartenente alla Capitanata). A Termoli è tutt'ora visibile
l'imponente castello che si affaccia sul porto (nella foto a sinistra). Analoga
è da intendersi la funzione dei castelli di Torremaggiore, Serracapriola e
Civitate. Lucera, al centro del Tavoliere e quindi in posizione estremamente
favorevole e strategicamente importante, era fin dall'antichità la roccaforte
più importante e dall'epoca delle trasformazioni architettoniche di Carlo
D'Angiò anche la fortezza più munita della zona. In epoca sveva proteggeva la
residenza di Foggia, solo debolmente fortificata, ed anche i numerosi castelli
di caccia e di soggiorno posti nei suoi dintorni.
Un discorso diverso è da
farsi per le rocche poste sul Gargano. La loro costruzione obbediva
principalmente alle esigenze di difesa, poiché qui si apriva verso il mare un
tratto di costa oltremodo lungo ed indifeso, il quale nel corso dei secoli era
stato esposto a continue incursioni. Era quindi nell'interesse dei feudatari
locali istituire una serie di fortificazioni che servisse alla protezione delle
città costiere e degli insediamenti posti più all'interno. La protezione di
questi luoghi richiedeva opere militari prive di pretese di rappresentanza,
castelli che tenevano conto solo delle necessità di una guarnigione e di una
efficace difesa contro il nemico. Tra tutte primeggia Monte Sant'Angelo in
quanto dispositivo di difesa estremamente fortificato, che per la sua posizione
predominante proteggeva non solo il centro del Massiccio del Gargano, ma anche
il Santuario di San Michele. Il lato nord dello sperone era difeso dai castelli
delle Isole Tremiti, di Sannicandro Garganico, di Carpino, di Vico e di
Peschici, la punta orientale era occupata da Vieste. Significativamente il lato
occidentale del Gargano rimase quasi libero da fortificazioni. Qui sono da
citare oltre ad Apricena, che è attestata come luogo di frequente soggiorno
dell'Imperatore Federico Il, solo Rignano ed il misterioso e
solitario Castel Pagano. I dispositivi di difesa più imponenti, per quanto
riguarda la difesa delle coste garganiche, si trovano a Manfredonia, il cui
castello è ancora ben conservato (foto a destra). Il sistema di difesa costiera
venne efficacemente completato in epoca spagnola mediante un gran numero di
torri di osservazione fortificate, le cui rovine ancor oggi si elevano in molte
località.
Un terzo gruppo infine è
formato dalle rocche poste sulle propaggini dell'Appennino,
il cui avamposto più imponente, che dominava il Tavoliere era il Castello di
Troia, purtroppo andato completamente in rovina. Oltre ai due castelli di
Tertiveri e Montecorvino, una volta collegati a città vescovili, si trovano in
questo territorio prevalentemente montuoso numerosi complessi, quasi sempre
notevolmente in rovina, i quali spesso proteggevano insediamenti limitrofi ed in
epoca successiva appaiono come castelli baronali. Fortezze importanti erano ad
Ascoli Satriano, S. Agata di Puglia, Rocchetta S. Antonio, Deliceto e Bovino.

A
partire dalla seconda metà del 1500, anche il litorale foggiano, come
tante altre coste
del Regno di Napoli, venne preso d'assalto dai pirati saraceni, i cui obiettivi
da razziare erano centri abitati, chiese e masserie. Importante e saggia fu,
quindi, la decisione del viceré di Napoli, don
Don Pedro Álvarez de
Toledo,
di costruire lungo le coste dell'Italia meridionale, una serie di piccole
fortificazioni e punti di osservazione per tutelare i territori dalle
scorribande dei corsari. Le torri di avvistamento erano di forma piramidale con
una massiccia base a pianta quadrata. Vi si accedeva direttamente al primo piano
tramite una scala, che partiva da terra o da una parete scoscesa. Il punto di
avvistamento erano le finestre e il terrazzo. Il litorale garganico era
presidiato da una serie di queste torri, edificate a pochi chilometri di
distanza l'una dall'altra, da Termoli a
Margherita di Savoia. Elenchiamole: in tenimento di Lesina si ergono Torre
Scampamorte e Torre Fortore; Torre Calarossa e Torre Mileto (foto a sinistra),
costruita su base
quadrangolare e come poche altre presenta i quattro spigoli rivolti verso i
punti cardinali, dispone anche di cinque caditoie ed una scala in pietra da cui
si accede al primo piano, ancora oggi è in buone condizioni ed è accessibile
solo su specifica richiesta, entrambe le torri si trovano nel Comune di San
Nicandro Garganico; alla foce del lago di Varano vi sono due torri a meno
di un chilometro l'una dall'altra, le uniche nel Gargano a base circolare, sono
Torre Varano Grande e Torre Varano Piccola;
tra Rodi e Peschici troviamo due torri di avvistamento importanti: Torre San
Menaio e Torre Monte Pucci (foto a destra); nel tratto compreso tra Peschici e
Vieste vi sono Torre Porticello (1568), Torre Sfinale (1573), Torre Usmai
(1576), Torre Calalonga (1568). Torre di
Porticello, Torre Gattarella e Torre San Felice (1569) sono ubicate sul litorale
di Vieste; Torre di Porto Greco vicina alla località turistica di Pugnochiuso;
Torre del Segnale si trova invece vicino la Baia delle Zagare; Torre Rivoli
(1568) e Torre Pietra (costruita tra il 1537 e 1540) sono poste entrambe tra
Manfredonia e Margherita di Savoia. Alcune di queste torri erano più grandi per
specifiche esigenze militari: la Torre Rocca, che
oltre all'avvistamento aveva il compito di difendere un luogo;
la Torre Capitana, sede del comando e con riserve
di uomini e munizioni; la Torre Cavallara,
provvista di cavalli e di una barca per sorvegliare tratti di mare.

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